Tutti i santi giorni, piccole confuse riflessioni

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Ha ragione Paolo Virzì quando dice che oggi non è facile parlare d’amore in modo realistico e non melenso. Allo stesso tempo è difficile parlare in modo non melenso di un film che parla d’amore. Ci proverò.
Quello che serve, in generale, è l’equilibrio, esattamente come nelle vere storie d’amore.
Partiamo da paio di ‘annotazioni tecniche’: il film di Virzì si intitola “Tutti i santi giorni”, sarà nelle sale da giovedì 11 Ottobre, e prende spunto dal romanzo ‘La Generazione’ di Simone Lenzi dei Virginiana Miller. Stop.
La trama è piuttosto semplice: c’è lui, genio tenerissimo che lavora di notte e c’è lei, genio sregolato, che lavora di giorno e ogni tanto canta. Le loro giornate iniziano allo stesso modo tutte le mattine: caffè, una storia sui santi e poi amore alla ricerca, non soltanto dell’altro, ma anche di un figlio che deve ancora decidere se arrivare o meno. Il film racconta in modo credibile, vero, la realtà di un legame affettivo; l’esistenza di quel quotidiano che alcuni definiscono con orrore ‘routine’ ma che in realtà è la base di un rapporto a due. I caffè portati a letto, le speranze deluse, le rinunce senza rimpianti, i piatti da lavare, i cessi da pulire e lo sforzo di capirsi, sono il cartellino da timbrare di chi, ‘tutti i santi giorni’, sceglie di dividere la vita con la persona che si ama. Fuori può esserci anche una società che va a rotoli, o la guerra civile, ma non sarà di certo questo a fermare un ‘amore puro’ che approfitta degli attimi ripetuti giorno dopo giorno per diventare un po’ più forte. Ogni colpo che arriva dall’esterno, però, è una minaccia che può mettere a repentaglio l’equilibrio raggiunto. Per rimanere in piedi i movimenti devono essere delicati ma decisi e Guido, interpretato da Luca Marinelli, con la sua ferma dolcezza tiene a bada l’irruenza di Antonia e l’imprevedibilità delle cose. Tutti i segni che lo identificano, come la sua appartenente debolezza, i suoi occhiali di metallo sottile o la poca ambizione, nascondono la sua vera forza che si mostra soltanto lì dove è realmente necessario, nella difesa del legame con la propria donna.
La forza del film è quella di riuscire a raccontare una verità così complessa, come quella di un legame a due, in modo asciutto, senza troppi fronzoli ma restituendo agli spettatori un tale livello di intimità con i personaggi da aver la sensazione di essere lì seduti sul bordo del loro letto, o sul divanetto a due posti della loro cucina, come dei vicini di casa un po’ impiccioni ma affezionati. Antonia e Guido, i due protagonisti, sono talmente veri che, lontano dagli stereotipi cinematografici che raffigurano le coppie in crisi intente a rovesciarsi addosso senza esclusione di colpi rabbia e frustrazione, non hanno bisogno di dirsi tutto né di raccontarlo ad altri. Il loro rapporto è fatto di sguardi, sorridi, dialoghi brevi ma ricchi e ironici. A tratti vi sembrerà di essere esattamente come Guido e Antonia, a volte vi augurerete di diventare come loro. Invidierete la capacità che hanno di appoggiarsi l’un l’altro oppure vi renderete conto che la vostra è una bellissima storia d’amore.
Ovviamente vi consiglio di andare a vedere il film, e vi consiglio di andare in sala perché la visione collettiva vi farà godere meglio delle scene in cui si ride, e si ride tanto, ma anche di quelle in cui vi verrà da piangere. Virzì ci ha abituati da sempre a questo balletto di emozioni; si piange, si ride, si ride ancora e poi si prende il fazzoletto e si offre anche al vicino di poltrona. E poi, importantissimo, segnatevi il nome della protagonista femminile, Federica Caiozzo in arte Thony. Espressioni e sorrisi di una intensità difficili da descrivere, una presenza che riempie lo schermo e una voce unica che potrete ascoltate per tutto il film, sue infatti le canzoni della colonna sonora.

6 commenti

  1. Ero già intenzionato nel vederlo, ma la tua recensione mi ha convinto. La sensibilità di Paolo Virzi e Simone Lenzi non può produrre che belle cose.

  2. Bene! Il film merita davvero e stavolta non vale la cosa che bisogna andare perchè si deve sostenere (a prescindere) il cinema italiano e blablabla, questo è uno di quei casi in cui è lo spettatore ad essere premiato! 😀

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