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Palermo
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Come faccio a denunciare il Comune di Palermo?
Non guardo quasi mai Striscia la Notizia, stasera l’ho fatto per saperne di più di quello che succede a Palermo visto che le tradizionali fonti giornalistiche su certi meccanismi taccioni. Per fortuna c’è Stefania Petyx che ormai da anni è impegnata in una lotta impari che la vede contrapposta ad un Consiglio Comunale che vive fuori da ogni regola. Il servizio di questa sera era dedicato a quelli che in gergo si chiamano ‘progettini’, veri e propri buchi neri che si aprono e si chiudono soprattutto quando le elezioni si avvicinano. Le dinamiche sono semplici: chiunque può chiedere finanziamenti per attività considerate di pubblico interesse. Presento la mia domanda e una commissione valuterà se merito o meno di ricevere dei fondi. Stefania Petyx tra le tante richieste ne ha scovata una che è stata replicata più volte, sempre uguale, e che più volte è stata presentata in Commissione. La cosa sconcertante è che più volte il progettino clone è stato finanziato e che l’unico motivo vero per cui un progetto passa o meno è la protezione di cui gode.
Questa è Palermo: la città in cui mancano i soldi per raccogliere i rifiuti, in cui mancano i soldi per riparare i bus, in cui le case vengono occupate da famiglie cariche di bambini e che viene ‘governata’ da un sindaco fantasma che viene lasciato al suo posto senza che nessuno alzi un dito nonostante la palese violazione di ogni regola.
Il Comune di Palermo va commissariato! Subito!
L’albero di Falcone

“C’avemu a fari? Mi siddìo a stari ‘ca! Ni facemu ‘na passiata a via Notarbartolo?”
“E amunì!”
“Talè un c’è nuddo da ravanzi. Mancu sbirri ci su..pigghia anticchia i carta ca facemu u falò’
“T’ummaggini, s’iddu s’arriva ad addumari rumani u sapi tutta Paliemmu.
“E amunì, va pigghia pure anticchia i miscela. Cu tutti di pizzina na para ri minuti e s’abbruciano tutte cose. Va pigghiala va’. Arriminati ca n’addivirtemu starnata!”
Se dovessi dare un volto o una voce a quelli che ieri pomeriggio hanno dato fuoco all’albero di Falcone sarebbe questo. Preferisco pensare ad una ‘bravata’ da sabato pomeriggio piuttosto che ad un atto intimidatorio. Saranno stati dei ragazzini che magari non erano neanche nati quando Falcone morì. Sicuramente non erano tra quelli a cui 18 anni fa stringevo le mani proprio davanti a quell’albero, quando l’unico modo per farsi sentire e soprattutto vedere era attraversare la città stringedosi gli uni agli altri e tenendosi per mano. Le chiamavano ‘catene umane’ e io c’ero sempre. Eravamo centinaia di palermitani giovani e meno giovani increduli e spaventati perchè con la strage di Capaci ogni limite era stato superato. Non ci restava che convogliare su quell’albero condominiale tutte le nostre speranza in una irrazionale ricerca di aiuto. Quell’albero resiste e se ne frega se il capo del governo dice che la mafia è più famosa che potente, resiste perchè è il simbolo di quelli che la potenza della mafia l’hanno affrontata perdendo la battaglia.
La settimana prossima volerò a Palermo e passerò da Via Notarbartolo ancora una volta, non so ancora cosa porterò come me, di sicuro avrò in tasca un foglio di carta e dell’adesivo spero che nel frattempo i palermitani tornino a farlo fiorire ancora una volta!
Palermo fucina di creatività!
La fotografa Matilde Incorpora e la stilista Francesca Catania hanno avuto un’idea originale e molto molto creativa realizzando a Palermo Aziza Munnizza, il primo calendario che come sfondo non ha esotiche spiaggie o dimore di lusso ma la munnizza di Palermo.
Qualche giorno fa Repubblica ha messo online una gallery con le foto del calendario:
Eccone una, notevole non c’è che dire…la modella si chiama Giulia Tetamo.
Ed eccone un’altra che però non troverete tra quelle di Aziza Munnizza.
Il set urbano è lo stesso, siamo a Palermo, alle spalle dell’Ospedale Civico.
Anche la munnizza è sempre la stessa, cambia soltanto la modella perchè quella nella foto sono io e vi assicuro che quando ho scattato non avevo idea che poi qualcuno ci avrebbe fatto un calendario! Eh, ma quando uno è creativo non ci sono storie!
Che si fa?

Lo so, lo so, non scrivo più. Perdonatemi, sto attraversando una fase di assoluta introflessione. Dove sono finite le mie filippiche contro Berlusconi? M’è passata la voglia, tanto più parlo più lui fa quello che gli pare. Sono talmente incredula e indignata per quello che sta accadendo in questi giorni che non ho voglia nè di parlarne nè di commentare. A che servirebbe? Quello si compra tutto e parlardone anche soltanto per prenderlo per il culo è come regalargli qualcosa, perchè mentre noi siamo qui a inventarci slogan di protesta e tormentoni da far girare in rete lui porta avanti la sua opera di distruzione. Ci sono troppe altre persone fuori da queste quattro mura che non hanno strumenti per combattere e qui dentro si continua a rimbalzare gli uni sugli altri senza uscire dal recinto. A che serve? Lo stesso potrei dire di Palermo, leggo dappertutto della situazione che precipita, di una città allo sbando. Ma io lo dico a te, tu lo dici a me che lo so già e così all’infinito. Penso che quello che riusciamo a costruire qui dentro deve essere portato fuori, per strada; che per quanto possa essere potente il mezzo non lo è abbastanza, non per raggiungere quelle sacche che ne restano fuori. Quindi, intanto, il 13 sarò in piazza come facevo da giovane,
speriamo mi reggano le ginocchia!
Ne approfitterò per fare un po’ di foto e per capire dalle facce della gente cosa c’è davvero lì fuori e se non dovesse bastare farò di più. Perchè sono stanca ma non ce la faccio ad arrendermi!






