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Milano verso l’Apartheid?

Mentre ascolto Cota che, a Ballarò, parla di barconi respinti come di un successo del governo Berlusconi ripenso a questa mattina. Come tutte le mattine ho attraversato la città a bordo di una delle linee pubbliche più trafficate di Milano. Intorno a me le solite scene: la studentessa che ascolta musica e sbadiglia, l’impiegato con il vestito di flanella pieno di pallini perchè usurato da mille mattine sempre uguali e le vecchiette che si trascinano sulle ruote dei trolley portaspesa.
Come tutte le mattine leggiucchio il mio DeLillo facendomi distrarre dalle voci e dagli sguardi svuotati dal sonno e dalla monotonia dei miei compagni di viaggio. Poi si arriva dalle parti di Romolo e qualcosa cambia. Davanti all’edicola 5 poliziotti della polizia locale di Milano tentano a fatica di costringere un uomo all’interno della loro auto. Lui cerca di divincolarsi, cerca di opporre resistenza, forse ha qualcosa da dire ma sembra che nessuno abbia voglia di ascoltare. Poi l’uomo si arrende e si piega all’interno dell’auto.
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Milano ha una data di scadenza?

Ho bisogno di qualcuno che mi metta una mano sulla spalla per dirmi ‘non ti preoccupare, è fisiologico, è tutto normale, passerà’. Spero che qualcuno lo faccia prima che tiri fuori le valigie e decida di tornarmene lì da dove sono venuta. E’ successo all’improvviso, forse ho guardato un po’ meglio e mi sono accorta che Milano ha una data di scadenza. Prima pensavo che sarebbe stato per sempre, che eravamo troppo simili per poter vivere separate. Poi qualcosa è cambiato e quel destino che sembrava ormai segnato inizia a non essere più così ben delineato. Non riesco ad immaginare un futuro, è normale? E’ normale non riuscire più ad immaginare cosa sarà tra sei mesi? Possibile che da un momento all’altro tutto si sia fermato per diventare un unico, lungo, monotono presente? Gli ultimi mesi per noi sono stati duri da tutti i punti di vista. Ho sempre pensato che i nostri sforzi, il nostro impegno sarebbero stati premiati. Adesso credo che non avverrà mai. Credo anche che in qualche modo siamo stati presuntuosi. Pensavamo di riuscire a farcela con le nostre sole forze, eravamo convinti che bastasse l’impegno, la volontà, il sostegno reciproco anche nei momenti peggiori. Poi arriva improvvisa una lucidità diversa e ti rendi conto che quello che hai fatto negli ultimi anni non è servito a nulla. Che hai lavorato giorno e notte per niente, perché in un niente hai perso tutto quello che avevi costruito. Ma questo riguarda soltanto me e la mia attuale prospettiva.
Il funerale di Vianello, Berlusconi e la propaganda
Oggi voglio fare la casalinga di Voghera e raccontarvi del funerale di Raimondo Vianello. C’era un chiesa ultramoderna, una bara, una vecchietta disperata ed un anziano imprenditore che tentava di consolarla. Nulla di strano, la vecchietta era Sandra Mondaini, l’anziano imprenditore era Silvio Berlusconi che, per tanti anni, ha prodotto ‘Casa Vianello’. Per la prima volta da 15 anni a questa parte mi è sembrato che le azioni di Berlusconi non fossere pilotate da secondi fini. Per la prima volta mi è sembrato sinceramente commosso e sinceramente vicino alla Mondaini. Approfittarsi di una vecchietta malata e addolorata sarebbe stato davvero troppo. Per una volta Berlusconi mi è sembrato trasparente e già mi sentivo un po’ in colpa per questo! Per fortuna a rimettere le cose al posto giusto ci hanno pensato i registi e i commentatori della funzione. Partiamo dai commentatori, Elena Guarnieri e Nonricordocomesichiama, giornalisti (?) del TG5.
All’inizio i due sembravano un po’ indecisi sul taglio da dare: meglio lasciare spazio al ricordo di Vianello o al cordoglio di Berlusconi?
Il dubbio lo hanno sciolto in tre minuti dando ovviamente la precedenza al premierpresidentedelconsiglio e al suo dolore. Perchè il premier……
Drag Queen per una notte!
Voi cosa fate il martedì sera? Io la drag queen…o almeno ci provo perchè voglio essere Drag Queen per una notte!
Sto ancora studiando, ogni settimana svesto i panni da social media blablablabla per tuffarmi in quelli della dolcissima Delice. Se pensate che per fare la Drag Queen possano bastare un paio di tacchi e una parrucca colorata vi sbagliate, come diceva la signorina Grant…’Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama. Ma queste cose costano, ed è esattamente qui che si comincia a pagare: col sudore!’ E infatti noi sudiamo sotto l’occhio vigile delle Sorelle. Domitilla e Desiree sono le nostre maestre, loro fanno parte di una grande famiglia, quella delle Nina’s Drag Queens, la loro casa è dietro le quinte del Teatro di Ringhiera. Prima di indossare il tacco 12 ci muoviamo nello spazio e riscopriamo pezzi di noi dimenticati da tempo.
E’ l’estremità di un mignolo, un gastrocnemio soffocato, una forza latente ed esplosiva.
Poi parte la musica e le Sorelline, che siamo noi, ci sforziamo di venir fuori circondate da piume e paillettes!
E alla fine saremo più o meno così
Milano, il popolo viola e il gazebo Pdl presidiato dalla polizia
25.000 a Piazza del Popolo a Roma? A giudicare dalle foto che circolano in rete sembrerebbero un po’ di più. Incitamento all’odio? Dagli interventi che ho sentito mi sembrava soltanto che si cercasse di difendere la costituzione e le istituzioni. Lo stesso Vendola ha criticato la spaccatura della sinistra. Ma ancora una volta ci si chiede ‘Cosa si può fare?’. Io ero a Milano; in piazza Cairoli c’erano le bandiere del PD, di Italia dei Valori e tante bandiere viola. C’erano molti adulti e pochi giovani ma giovanissima è Roberta Covellini, 18 anni, che dal palco ha parlato di regime e tempi moderni. A lei l’applauso più lungo. Ho avuto una sensazione di già visto, di già sentito…ancora una volta siamo stati lì a dirci tra noi che siamo persone perbene. Lo sapevamo già prima e quindi? Ha ragione Vendola quando dice che ‘noi’ ci siamo ma che nessuno ci fornisce una vera e valida ‘alternativa’. ‘Noi’ ci siamo ma restano sempre troppi quelli che non ci sono o non si vedono. Mi verrebbe voglia di andarli a prendere uno per uno e di tirarli fuori dal torpore.
Per avere una percezione reale di quale sia il clima bastava vedere il dispiegamento di forze di polizia davanti al gazebo del Pdl di Largo Cairoli. Una catena umana davanti ad una tenda di plastica bianca praticamente deserta.
Eppure non dovrebbero essero loro ad aver paura!





