Articoli marcati con tag ‘milano’
La Zia Simo

Non credo di aver mai avuto uno spiccato istinto materno, non mi scappa d’avere un figlio insomma. Amo alla follia il mio nipotino ma penso che 24 ore al giorno con un frugoletto che ti insegue e che ti cerca e che ha bisogno di te mi ucciderebbe. Dice che poi quando il figlio è tuo cambia tutto. Sarà..Il fatto è che anche quando faccio la zia vorrei riuscire a trasmettere tutto: amore, esperienza, protezione, sensazioni positive.
Tutto e sempre, in ogni momento. Allora mi dico che anche questo, in fondo, è un po’ quello che chiamano senso materno. O forse no…forse è proprio più da Zia che da madre…non lo so..
La cosa che però mi perplime è che molte di queste cose vorrei riuscire a trasmetterle anche alle persone che mi sono vicine: amici, parenti e addirittura ‘colleghi’
. Mi scatta in automatico un meccanismo di protezione che non riesco a controllare, ancor di più nei confronti di chi è un po’ più giovane di me. Io vorrei poter esserci sempre e per tutti. Mi piace ‘condividere’ e a volte questa cosa mi torna indietro come un boomerang perché apparentemente non ho sovrastrutture e mi riesce difficile credere che, invece, gli altri le abbiano; così faccio sempre tutto quello che ritengo sia più giusto senza pensarci troppo.
Tanti mi ‘capiscono’ molti altri no, pensando che dietro al mio apparente distacco ci sia chissà cosa.
Del resto, come diceva Pirandello, ‘ognuno giudica come pensa’ e in un certo senso la cosa mi conforta.
Tutto questo per dire che se mi chiamate ‘Zia’ non mi offendo mica!
Milano verso l’Apartheid?

Mentre ascolto Cota che, a Ballarò, parla di barconi respinti come di un successo del governo Berlusconi ripenso a questa mattina. Come tutte le mattine ho attraversato la città a bordo di una delle linee pubbliche più trafficate di Milano. Intorno a me le solite scene: la studentessa che ascolta musica e sbadiglia, l’impiegato con il vestito di flanella pieno di pallini perchè usurato da mille mattine sempre uguali e le vecchiette che si trascinano sulle ruote dei trolley portaspesa.
Come tutte le mattine leggiucchio il mio DeLillo facendomi distrarre dalle voci e dagli sguardi svuotati dal sonno e dalla monotonia dei miei compagni di viaggio. Poi si arriva dalle parti di Romolo e qualcosa cambia. Davanti all’edicola 5 poliziotti della polizia locale di Milano tentano a fatica di costringere un uomo all’interno della loro auto. Lui cerca di divincolarsi, cerca di opporre resistenza, forse ha qualcosa da dire ma sembra che nessuno abbia voglia di ascoltare. Poi l’uomo si arrende e si piega all’interno dell’auto.
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Milano ha una data di scadenza?

Ho bisogno di qualcuno che mi metta una mano sulla spalla per dirmi ‘non ti preoccupare, è fisiologico, è tutto normale, passerà’. Spero che qualcuno lo faccia prima che tiri fuori le valigie e decida di tornarmene lì da dove sono venuta. E’ successo all’improvviso, forse ho guardato un po’ meglio e mi sono accorta che Milano ha una data di scadenza. Prima pensavo che sarebbe stato per sempre, che eravamo troppo simili per poter vivere separate. Poi qualcosa è cambiato e quel destino che sembrava ormai segnato inizia a non essere più così ben delineato. Non riesco ad immaginare un futuro, è normale? E’ normale non riuscire più ad immaginare cosa sarà tra sei mesi? Possibile che da un momento all’altro tutto si sia fermato per diventare un unico, lungo, monotono presente? Gli ultimi mesi per noi sono stati duri da tutti i punti di vista. Ho sempre pensato che i nostri sforzi, il nostro impegno sarebbero stati premiati. Adesso credo che non avverrà mai. Credo anche che in qualche modo siamo stati presuntuosi. Pensavamo di riuscire a farcela con le nostre sole forze, eravamo convinti che bastasse l’impegno, la volontà, il sostegno reciproco anche nei momenti peggiori. Poi arriva improvvisa una lucidità diversa e ti rendi conto che quello che hai fatto negli ultimi anni non è servito a nulla. Che hai lavorato giorno e notte per niente, perché in un niente hai perso tutto quello che avevi costruito. Ma questo riguarda soltanto me e la mia attuale prospettiva.
Il funerale di Vianello, Berlusconi e la propaganda
Oggi voglio fare la casalinga di Voghera e raccontarvi del funerale di Raimondo Vianello. C’era un chiesa ultramoderna, una bara, una vecchietta disperata ed un anziano imprenditore che tentava di consolarla. Nulla di strano, la vecchietta era Sandra Mondaini, l’anziano imprenditore era Silvio Berlusconi che, per tanti anni, ha prodotto ‘Casa Vianello’. Per la prima volta da 15 anni a questa parte mi è sembrato che le azioni di Berlusconi non fossere pilotate da secondi fini. Per la prima volta mi è sembrato sinceramente commosso e sinceramente vicino alla Mondaini. Approfittarsi di una vecchietta malata e addolorata sarebbe stato davvero troppo. Per una volta Berlusconi mi è sembrato trasparente e già mi sentivo un po’ in colpa per questo! Per fortuna a rimettere le cose al posto giusto ci hanno pensato i registi e i commentatori della funzione. Partiamo dai commentatori, Elena Guarnieri e Nonricordocomesichiama, giornalisti (?) del TG5.
All’inizio i due sembravano un po’ indecisi sul taglio da dare: meglio lasciare spazio al ricordo di Vianello o al cordoglio di Berlusconi?
Il dubbio lo hanno sciolto in tre minuti dando ovviamente la precedenza al premierpresidentedelconsiglio e al suo dolore. Perchè il premier……
Drag Queen per una notte!
Voi cosa fate il martedì sera? Io la drag queen…o almeno ci provo perchè voglio essere Drag Queen per una notte!
Sto ancora studiando, ogni settimana svesto i panni da social media blablablabla per tuffarmi in quelli della dolcissima Delice. Se pensate che per fare la Drag Queen possano bastare un paio di tacchi e una parrucca colorata vi sbagliate, come diceva la signorina Grant…’Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama. Ma queste cose costano, ed è esattamente qui che si comincia a pagare: col sudore!’ E infatti noi sudiamo sotto l’occhio vigile delle Sorelle. Domitilla e Desiree sono le nostre maestre, loro fanno parte di una grande famiglia, quella delle Nina’s Drag Queens, la loro casa è dietro le quinte del Teatro di Ringhiera. Prima di indossare il tacco 12 ci muoviamo nello spazio e riscopriamo pezzi di noi dimenticati da tempo.
E’ l’estremità di un mignolo, un gastrocnemio soffocato, una forza latente ed esplosiva.
Poi parte la musica e le Sorelline, che siamo noi, ci sforziamo di venir fuori circondate da piume e paillettes!
E alla fine saremo più o meno così




