Articoli marcati con tag ‘lavoro interinale’
Pensieri molto cattivi
Siamo studi di dover chiedere aiuto ai nostri genitori che invece di fare i nonni sono costretti a passarci ancora la paghetta mensile per farci arrivare a fine mese. Loro non lo capiscono, loro che hanno comprato case, che hanno messo su famiglie cariche di figli, che hanno viaggiato, che sono riusciti a programmarsi il futuro. Loro forse non lo capiscono, però cercano di essere presenti, non tutti allo stesso modo, è chiaro, ma ci provano. Mentre noi siamo costretti a vivere da eterni adolescenti, impossibilitati a prendere decisioni autonome, che ancora nel "mezzo del cammin di nostra vita" dobbiamo chiedere a papà di fare da garante pure per comprare un tostapane. Mentre cerchiamo di rimanere a galla ci viene il pensiero che forse questa non è vita.
E a tutto questo si aggiunge il dramma del pane milanese, non ci si può sfogare manco con un cartoccio.
Di seguito una piccola dimostrazione pratica:
A volte resto davvero basita….
Nel paese delle meraviglie
Detesto chi si piange addosso, chi si atteggia a vittima del sistema. Io, per me, non ho mai cercato alibi, ogni mio insuccesso è stato frutto di un mio errore, di una mia lacuna, di una mia incapacità. Al contrario i successi ottenuti spesso mi sono sembrati molto più di quanto meritassi. Fondamentalmente non credo ai complimenti, soprattutto se a riceverli sono io. Ed è per questo che fino a pochi anni fa mi sono preclusa la possibilità di esprimermi nelle cose che pensavo mi riuscissero meglio. Scrivevo ma non facevo leggere a nessuno, creavo ma soltanto per me. Andavo in teatro e agognavo di muovermi dietro le quinte. Andavo al cinema e sognavo un giorno di farne parte, in qualunque modo. Agognavo e sognavo ma ne restavo fuori perché temevo di essere respinta da un mondo che mi sembrava perfetto e che di una come me non avrebbe saputo cosa farsene.
Per una serie di circostanze fortuite riesco un giorno a mettere piede in teatro. Entro in quel meccanismo meraviglioso fatto di fatica, prove e sudore. Ma anche di invidie, scontri e dissidi taciuti. Quel mondo che mi sembrava perfetto, fatto soltanto di arte mi respinge, o meglio sono io che respingo lui perché non è ciò che credevo fosse. Io ero lì per l’arte, piena di entusiasmo, capace di rimanere dieci ore seduta ad ascoltare sempre la stessa scena,ero la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene, ero felice anche di correre al bar più vicino a prendere il caffè per tutti, ero pronta a sostituire l’attore malato o a rimanere sdraiata per terra delle ore per suggerire le battute a quello smemorato. Gli altri no, gli altri erano lì per la diaria, per i contributi, perché non avevano di meglio da fare.E la loro frustrazione si trasformavano in tensioni più o meno manifeste.
Così per evitare che i cocci del mio sogno infranto mi ferissero ancora di più decido di eclissarmi.
Mollo tutto e mi rimetto a studiare seriamente! Per la prima volta mi ritrovo in una piccola aula universitaria con altri appassionati di cinema. Siamo un po’ dei pionieri perché per la prima volta il corso di Storia del Cinema non deve essere mutuato da un’altra facoltà. Anche Lettere e Filosofia apre a Meliès ed Eisenstein. C’è entusiasmo, c’è voglia di fare e di confrontarsi. C’è solidarietà e si scrive, si preparano progetti e cortometraggi. Ne faccio qualcuno anch’io, uno in particolare piace ed anche parecchio. Arrossisco mentre ricevo complimenti e un po’ ci credo, tanto che decido di fare il grande salto. Lascio Palermo che in fondo è pur sempre una realtà piccola e lontana da tutto.
E poi io non conosco nessuno, non faccio parte di nessun giro importante e non ho un cognome che conta. Forse fuori, forse a Milano le cose potrebbero andar meglio, forse lì saranno le mie capacità ad aprirmi la strada e adesso che un po’ ci credo avrò la forza di farmi avanti.
Inizio a frequentare un corso superspecializzante di cinema e tv; e scrivo-filmo-faccio esami-cerco di sopravvivere in mezzo ad una concorrenza spietata e sleale, a gente che prima ti chiede “Cosa fai?” e soltanto dopo “Come stai?”. Cerco di non guardare quello che mi sta intorno, vado avanti per la mia strada, riesco ad ottenere dei risultati anche senza stazionare dietro le porte dei professori cosìtantoperfarmivedere come fanno in molti; quello che so fare lo dimostro sul campo e senza alzare la mano ogni 32 secondi per farmi vedere interessata e partecipe. Lavoro in modo discreto, come ho sempre fatto, perché credo ancora che sia “il fare” il modo giusto per arrivare e non “l’esserci” o “il dire” a tutti i costi. E invece no…
Alice si sveglia troppo tardi, mentre lei manda cv gli altri, quelli che stazionavano dietro le porte, vengono protetti e sostenuti scavalcandola in ogni situazione. Alice partecipa a selezioni e fa test per diventare sceneggiatrice di una nuova fiction che la riguarda da vicino e viene fatta fuori per poi scoprire che tra i pochi prescelti c’è quella lì dal cognome altisonante che di sceneggiatura non ne sapeva nulla. Alice si sveglia e si accorge che qualcuno è disposto ad assumerti ma è spaventato dal fatto che vieni da fuori e che quindi hai bisogno di un sostegno economico, come se in cuor suo sapesse già di non voler pagare per il suo tempo. Alice adesso sa che entri nel giro soltanto se sei del giro. Alice s’è svegliata e vorrebbe tornare a dormire per non pensare a quanto stupida sia stata!
Sulla presunta emancipazione femminile
Nel 1967 Rosetta accetta di sposare Nino senza avergli mai parlato; sa però che è una brava persona, che ha voglia di metter su famiglia e poi è un impiegato statale, le potrà garantire uno stipendio che lei si impegnerà a gestire nel migliore dei modi; questo è l’unico sforzo che le si richiede. Rosetta, Nino, l’ha visto per la prima volta dall’uscio socchiuso di una porta. Dalla stretta fessura, ha appurato che non si trattava di un uomo deforme e ciò le è bastato per decidere di promettergli fedeltà e compagnia per il futuro. L’ha guardato per una ventina di secondi e poi ha detto alla madre "Va bene"; si, Nino andava bene; aveva superato la prova. Adesso erano fidanzati e tra breve avrebbero anche potuto parlarsi, per la prima volta Rosetta avrebbe sentito la voce del suo futuro marito; col tempo avrebbero imparato a volersi bene, tra un figlio e l’altro magari. Oppure quando Nino sarebbe rimasto a casa dal lavoro per quel mal di schiena che ogni tanto lo affliggeva. I matrimoni combinati non sono più di moda, almeno quelli combinati dai genitori. Adesso prima di decidersi a fare il grande passo si fanno tante esperienze, si testano diversi esemplari fino a quando non ci si convince di aver trovato la persona giusta.L’iter sembra essere uguale per tutte. La scuola, l’università, la ricerca di un lavoro gratificante. L’affermazione di sè, prima di tutto. Indipendenza è la parola che ricorre più spesso tra le giovani donne che si affacciano alla vita. Niente più famiglia niente più neonati, niente più corredo da preparare. Oggi le donne prima che mogli e madri vogliono essere entità autonome. Almeno apparentemente. Nel 2007 Virginia ha deciso di mettere da parte le sue ambizioni; ha riposto in un cassetto la laurea e dimenticato che da grande voleva fare l’insegnante. Virginia ha conosciuto Alfonso e adesso non ha più voglia di lavorare; in un mondo di precari Alfonso è una mosca bianca, lui un lavoro sicuro è riuscito a trovarlo, ha pure comprato una nuova auto e presto comprerà una casa. Non ha nulla di speciale, i capelli sono radi ed i sorrisi timidi ed impacciati, però ha tanta voglia di mettere su casa, come Nino tanti anni fa. D’altro canto Virginia correndo dietro alla laurea ha perso tanti anni della sua vita, ha quasi trent’anni e non ha voglia di mettersi in gioco alla ricerca di un compagno. Alfonso le sembra perfetto; la ricopre di regali e di attenzioni, la sera prima di andare a dormire le manda un sms per augurarle la buonanotte. Non c’è niente in lui che non vada; è proprio un bravo ragazzo, come Nino tanti anni fa. Virginia non farà più l’insegnante perchè adesso avrà da gestire lo stipendio sicuro di Alfonso.
Uso criminoso e personale del mio blog
Stefano, Gianni, Marco,Stefano,Dario,Nicola,Tommaso,Federico,Valerio,Orfeo, Lisandro, Giuseppe, Ilaria, Piero, Andrea, Jim, Francesco,Domenico, Carlo, Alessandro,Giordano, Roberto, Leonardo, Salvatore, Massimo, Pietro, Gualtiero, Francesco, Salvatore, Francesco, Wesley, John, Enrico, Lorenzo , Gavin, Roberto,Filippo, Andrea, Francesco,Roberto,Nicola, Claudio,Roberto, , Claudio, Franco, Umberto, Filippo,Marco, Mario,Marco,Sandro,Stefano, Simona, Maura, Francesca, Grazia, Laura.
Chissà poi che il livello mediocre delle Fiction Rai non dipenda da questa mancanza di quote rosa. Guerra e Pace, Rino Gaetano, tra le ultime produzioni andate in onda, sono volate via senza lasciar nulla. Nessun punto di vista, nessun approfondimento, nessuna chiave di lettura. Ci si mette lì a guardare come se fosse un reality, le cose accadono perchè devono accadere, i personaggi non hanno motivazioni, sono fantocci che attraversano situazioni confezionate alla meno peggio. I dialoghi servono soltanto a portarti da una scena all’altra, nessuno scambio emotivo. Niente!
Consentitemi di essere un pò depressa…..



