Silenzio, parla Robo.com!
Da quando è entrato in casa due sono le reazioni che Robocom suscita in chi mi viene a trovare: bocca spalancata e invidia!
Siccome Robocom ci piace proprio assai dopo averlo provato ho scritto la mia recensione anche su Robo.com.it, il blog dedicato al robot di Hoover!
Eccola qui!
Da piccola due erano i film che mi affascinavano maggiormente: ‘Io e Caterina’ e ‘Mia moglie è una strega’.
Io e Caterina, film cult con Alberto Sordi, raccontava la storia di un miliardario che affidava la sua casa e un po’ anche la sua vita a Caterina, forse uno dei primi esempi cinematografici di robot domestico. Caterina lavava, stirava, e rispondeva al telefono; poi, quando aveva finito di fare quel che doveva tornava a ricaricarsi. Francamente Caterina con la sua pelle di plastica blu e gli occhi luminosi mi faceva un po’ paura però avrei dato qualunque cosa perché un robot come lei arrivasse anche nella nostra casa. Vederla lavorare sarebbe stata una pacchia! Ancora più ipnotico era vedere Eleonora Giorgi che in ‘Mia moglie è una strega’ riusciva a riordinare e pulire tutta la casa semplicemente muovendo un dito, come se avesse una bacchetta magica. Quante volte avete pensato che avere quei superpoteri doveva essere davvero comodo?
Bene, in questi giorni sto provando Robo.com, il robot domestico di Hoover che mi fa vivere come in un film! Robo.com è come Caterina ma anche un po’ come il rito magico di ‘Mia moglie è una strega’. E’ un po’ come Caterina perché pulisce ed è autonomo ma soprattutto perché parla. Robo.com è dotato di una calda voce maschile che ti rassicura passo passo sull’avanzamento dei lavori domestici. Sono soddisfazioni! Non me ne vogliano i maschietti cultori di questo tipo di tecnologia ma sentirsi dire ‘C’è un po’ di polvere ma non ti preoccupare ci penso io!’ rende la giornata molto più allegra!
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Berlusconi e la degna conclusione
Questa volta non so da che parte iniziare, forse da Ruby…anzi no forse da Ghedini. Sì, inizio da Ghedini ad Annozero e un po’ mi dispiace. Mi dispiace per lui che è costretto ad andare con la sua faccia, davanti a milioni di persone, a difendere il suo assistito. Ok, è il suo avvocato. Ma che prezzo potrà mai avere la dignità? Io spero almeno che ci creda, che sia davvero convinto quando afferma che il Presidente paga il prezzo della sua generosità. Che il Presidente è soltanto un ‘buono’, anche un po’ ingenuo, che in fondo non fa nulla di male. Forse però ci crederà un po’ meno quando dice che si sa da anni che Berlusconi conduce questo tipo di vita privata. Ama circordarsi di donne perchè uno che lavora così tanto deve pur avere un diversivo. E allora penso a come Berlusconi ha costruito il suo mito. Penso a quel libretto che ormai nessuno sembra più ricordare in cui Berlusconi raccontava della sua impresa di uomo straordinario diviso tra affari e famiglia. Tutti biondi, tutti belli e tutti irreprensibili. Non era vero niente, ovviamente. Però una come Ruby forse ci ha creduto. Quindi perchè non pretendere di avere uno spicchio dorato anche per sè. Le ragazze vanno a casa di Berlusconi e si fotografano per poi ricattarlo…bene, perchè non dovrebbero farlo? Perchè non sfruttare una tra le tante debolezze del settaquattrenne premier per ottenere un posto al sole? Perchè non andare all’origine di tutto?
Chi ci ha fatto credere che fare la Velina, che diventare famosa, che vivere nel lusso e fare le vacanze in Costa Smeralda fosse la via da percorrere? Chi sta cercando di distruggere il nostro tessuto culturale, sociale e civile per avere la via spianata? Lo chiamano gossip? Credo sia molto di più e che sia la giusta conclusione di questo dannato quasi Ventennio.
Antidoti
E’ passata poco più di una settimana da quando ho rimesso piede in Sicily. Di getto, la prima sensazione, è quella di non essere mai andata via. Come sia possibile dopo sei anni passati in un posto completamente diverso è difficile da capire. Però è così, Milano in un remotissimo passato è il posto in cui ho trascorso una parte della mia vita e adesso puff…è sparita in un soffio.
Siccome però non sono nuova a questi cambiamenti penso che questa sensazione, l’idea che in realtà ho ripreso una cosa interrotta nel punto esatto in cui l’avevo lasciata, passerà. Forse è soltanto un modo di riprendere contatto con qualcosa che per un po’ non è più stato nostro. Di certo c’è la perfetta padronanza di strade e paesaggi. L’incredibile fortuna di poter decidere di respirare un po’ di mare senza dover per forza prendere un aereo. Di certo è che a differenza di un paio di settimane fa il mio pensiero non si divide tra due realtà diverse. Se davvero esiste quella malattia che tanti prima di me hanno definito come ‘nostalgia dell’isola’ è evidente che sebbene pensassi di esserne immune in realtà ne sono stata contagiata.
Autoreferenziale ma condivisibile!
Mi chiedo come ci si debba sentire alla vigilia di un nuovo inizio. Sei anni fa non avevo idea di quello che Milano sarebbe stata per me. Oggi penso che senza Milano non sarei quella che sono. Che Milano mi ha tirato fuori, mi ha insegnato a vivere, a confrontarmi, a essere più indulgente con gli altri e, vagamente, anche con me stessa. Ha rimesso in ordine le mie priorità semplicemente mettendomi davanti alla realtà. Ha messo a repentaglio quello che ho di più importante e, senza la forza che ho maturato in questi lunghi 72 mesi, forse non ce l’avrei fatta. In generale, mi riconosco soltanto un merito, quello di essere una razionale che segue l’istinto. Non è facile decidere di dare una nuova scossa ad una vita che sembra già avviata, io voglio farlo.

Per istinto. Un istinto che per nove mesi ha razionalizzato e macinato presente, passato e futuro. Nove mesi fa il dubbio si è insinuato: è questa la vita che voglio? Poi quelle parole che mi ha fatto capire che niente sarebbe stato più come prima e che io per star bene avevo bisogno di ricominciare da un’altra parte. Qualcuno penserà che sia un tornare indietro. Io penso di essere finalmente pronta ad affrontare una realtà che prima facevo fatica a sopportare. Qualcun altro mi ha già chiesto se non la considero una sconfitta. Io la ritengo una vittoria e anche di un certo livello.
Sto scegliendo ancora una volta di vivere esattamente come voglio. Da Milano ho preso tutto quello che potevo e adesso torno alla base. La mia prossima missione sarà condividere con gli altri un po’ delle cose che ho imparato in questi anni.
Non so come ci si debba sentire alla vigilia di un nuovo inizio, forse così.
Ci sono occhi che guardano l’Isola
Sono nata in un posto incantato considerato da sempre scenario naturale per il cinema. I faraglioni di Scopello sono finiti dentro ad una produzione hollywoodiana e dentro lo spot di un operatore telefonico, cosa che di certo non li sminuisce. Frequento la Tonnara da sempre e credo che stancarsene sia impossibile. La preferisco soprattutto d’inverno, quando non ci sono bagnanti e auto incolonnate a fare da rumoroso sottofondo. Anche Palermo ha un discreto passato da attrice, Il Padrino, la Piovra ma anche Tano da Morire. Sogno di vederla un giorno come set di una magica storia normale. Probabilmente se fossi un regista me ne andrei in giro per tutta l’Isola alla ricerca di posti ancora poco conosciuti. Segnerei tutto su un taccuino e trasformerei i miei appunti in immagini. Se dovessi seguire un percorso immaginario partirei proprio da Palermo, passerei dalle Saline di Trapani e andrei giù verso Agrigento. Alla Scala dei Turchi, la bianca luminescente parete di marna, non mi limiterei a prendere appunti. Scatterei delle foto, ne studierei ogni angolazioni per carpirne il segreto e troverei il modo di restituirne tutta la bellezza anche sullo schemo. Difficile, forse impossibile. Come fare a ricreare quella luce così pura?
E poi c’è Catania, che tutti immaginano nera ma che io vedo verde, azzurra e blu come il mare su cui si affaccia. Perchè raccontare di un solo colore quando puoi raggiungere tutta la gamma?
Tornatore raccontava di un pianista in viaggio sull’Oceano, io potrei raccontare di due occhi che volano sopra un’isola.




