La Sicilia è bellissima…(storie di neonati, ambulanze e assessori)

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ospedale
Questa storia di Nicole che muore su un’ambulanza che vaga per le buie e dissestate strade statali siciliane continua a frullarmi nella testa. La prospettiva da cui guardare la cosa mi sembra infinita.

C’è lei, una bimba che ha fluttuato per nove mesi, che al momento del parto ha fatto tutto quello che doveva fare: si è messa in posizione, ha sopportato pazientemente la pressione dovuta alle contrazioni, ha visto la luce e probabilmente ha girato la testolina per agevolare l’uscita. Ha fatto tutto quello che l’istinto le ha dettato per guadagnarsi la sua vita extrauterina.

C’è la mamma, che per mesi ha sentito fluttuare la bimba, che ogni mattina avrà preso i suoi integratori e avrà fatto una colazione sana per garantire alla sua bimba di arrivare al traguardo in condizioni perfette. Come ogni madre sarà stata scaramantica, avrà cercato di immaginare come sarebbe stata sua figlia ma senza pensarci troppo per paura che qualcosa potesse andare storto. Immagino, credo lo facciano tutte le mamme, che la sua prima domanda subito dopo il parto sia stata “Sta bene?”.
Però non riesco a immaginare cosa sia stato il dopo, la bimba che non piange, i medici nel panico, lo sguardo impotente del compagno mentre lei resta bloccata su un lettino incapace di fare alcunché.
Penso a quello che sta vivendo adesso, il dolore fisico che non ha neanche la consolazione abituale: “Dimenticherai tutto appena avrai tuo figlio tra le braccia”, che poi non è neanche vero che dimentichi ma almeno sai di soffrire per un buon motivo. Il dolore fisico è il prezzo inevitabile da pagare ma non dovrebbe esserci altro che quello.

C’è il papà che avrà aspettato 40 settimane per sentire concretamente tra le mani cosa significhi prendersi cura di un neonato e che invece si è ritrovato davanti a porte chiuse che, nei fatti, gli hanno impedito di svolgere il proprio ruolo.

Ci sono i medici della clinica, che magari hanno capito subito che la situazione era grave ma che non hanno saputo far nulla o che forse hanno fatto la cosa sbagliata.
Ci sono i medici dei tre ospedali che hanno respinto la bimba in crisi respiratoria, forse non hanno capito la gravità della situazione, forse erano in turno da 15 ore e, come capita spesso, hanno respinto in automatico una nuova emergenza che li avrebbe caricati di ulteriore stress e fatica certi che ci sarebbe stato qualcun altro a fare quello sarebbe stato giusto fare.

Ci sono le istituzioni che oggi sembrano cadere dalle nuvole; assessori, ministri, presidenti della repubblica increduli e sbigottiti, sgomenti e assetati di giustizia quando in realtà sono assenti e assolutamente impreparati a gestire ciò che accade tutti i giorni negli ospedali siciliani.

Penso a noi che siamo poveri, disoccupati e ignoranti. Penso che siamo felici di vivere dove c’è il sole ma che speriamo sempre di non ammalarci mai, non tanto perché la malattia faccia paura ma perché medici e ospedali qui sull’isola sono ancora più spaventosi della malattia.
Come diciamo tra noi: “La Sicilia è bellissima, fino a quando non hai bisogno di nulla, fino a quando stai bene” che, in pratica, vuol dire che la Sicilia è bellissima solo se non vivi.

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