Isolati

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Qualcuno mi ha anche benevolmente accusato, era un uomo del Nord, di essere una di quelle siciliane da stereotipo, perdente e rinunciataria. Non lo sono, non più, forse lo sono stata.
Gli ultimi due anni li ho vissuto a Milano, circondata da decine di palermitani e siciliani distrutti dalla nostalgia di casa.
Io non ho questa nostalgia, non sento la mancanza della mia famiglia o degli amici; mi manca soltanto l’aria pesante del mare.  Più forte della nostalgia è il rammarico per quello che potrebbe essere la Sicilia se solo la si conoscesse davvero, se anche noi siciliani imparassimo a renderci conto delle nostre risorse, umane soprattutto.
Certi giochi esistono davvero, ma fuori dai giochi c’è un mondo di persone che vive in modo normale, che si porta dietro un carico di ricordi e riti scaramantici. Come mia nonna che ha novantacinque anni, che ha visto due guerre e seppellito tutta la sua famiglia.
Gioca costantemente con la morte, la sfida da sempre, chiamandola su di sé come se non la temesse, salvo poi tremare di paura al più piccolo dei malori. Il sortilegio, comunque, sembra funzionare perché il suo apparente disprezzo per la vita ha convinto la morte a farle un torto, lasciandola vivere più a lungo di tutti, unica superstite di una famiglia numerosa. Non trovo nessun esempio che sia più siciliano di questo, disprezzare quello che si ama più di ogni altra cosa nella speranza di tenerselo ben stretto.

20 commenti

  1. U viri picchì mi piaci, u viri?

    Versione taliana: mi fapi pensare a quel terribile vecchio filosofo che è Manlio Sgalabro e alla sua “Morte del Sole” in cui parla della Sicilia. Ciao

  2. Non esageriamo, Stanton 😉 C’è qulla nitidezza nel pensiero che non esita a librarsi nel cielo per poi lanciarsi in picchiata. “Là, dove domina l’elemento insulare, è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi.

    Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza: un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un’oscuro impulso verso l’estinzione.

    L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poichè ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere.

    La storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori, ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia; la presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo tedium storico fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico, solo nel momento felice dell’arte, quest’isola è vera.”

  3. Non avere nostalgie, o controllarle, può anche essere indice di un equilibrio interiore. I ricordi rimangono, le nostalgie (come i rimorsi) per fortuna possono stemperarsi.

  4. utente anonimo on

    sai cosa penso? che mi piacerebbe che le persone come te restassero in sicilia, a cercare un cavolo di lavoro. restassero per viverci. persone con le idee chiare, dall’intelletto vivo, veloce. perchè ogni persona valida che se ne va è una perdita per questa terra. e poi possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo. e non posso certo contestare la gente che cerca fortuna altrove. figuriamoci.

    boh.

    com’è andato il colloquio?

    Bishop

  5. Resterei anch’io se non avessi la paura di veder morire il mio vivo intelletto! Aspetto la giusta congiunzione astrale!

  6. In altri momenti sarei intervenuto con appassionata veemenza, ma adesso no, proprio no… il mio intelletto, nudo e ferito, si trova in rianimazione… lo stanno intubando!

  7. Ti manca l’aria pesante del mare? Già, Palermo sa mancare, soprattutto al Nord…Però dovresti essere meno faziosa coi tuoi concittadini…da noi non si vive bene…anche la speranza è un privilegio…bisogna rimboccarsi le maniche e seguire le proprie idee, anche quando sono opposte…sarebbe stupendo che a Palermo si lavorasse tutti insieme per il perseguimento del bene comune. Ma c’è troppa frammentazione…una frammentazione conseguenza della stucchevole differenza fra destra e sinistra, come se fossero Inter e Juventus…siamo tutti palermitani…

  8. faziosa con i concittadini?io non sono faziosa con i miei concittadini, io mi auguro soltanto che le cose cambino. Milano ha un sindaco di destra da anni e le cose funzionano, Palermo ha un sindaco di destra da anni e le cose non funzionano. Basta con questa storia degli schieramenti, è sterile nel caso di Palermo, non funziona!

  9. A mio parere non è questione di destra o sinistra, ha ragione Stanton. A Palermo, destra è casa della libertà “faccio quel ‘zo che mi pare”. Invece sinistra sono forcaioli “sempre contro”. Questo estremismo è insito nella psiche siciliana, la Sicilia è terra di estremi. Il punto è l’abito mentale del palermitano, che è diverso da quello milanese. Benché di milanesi doc ce ne siano forse 300mila, quel determinato abito mentale è rimasto, magari si è modificato, forse anche corrotto (dicono i vecchi milanesi) ma c’è, resiste e grazie a ciò i cittadini, amministrati e amministratori, mediano tra interesse personale e pubblico, c’è un’etica sociale condivisa, ed il comune controlla, ahi come controlla! Butta la spazzatura nel sacco sbagliato per due o tre volte e scatta la multa a condominio, e che multa! Parcheggi non autorizzato? Blocco delle ruote. Il carro attrezzi è riservato a chi parcheggia sulle striscie pedonali o sugli accessi per i disabili. Vedi già da solo, con questi banali esempi, qual è la differenza tra Milano e Palermo, è tutta una società che nel primo caso è indirizzata al bene (o al quasi bene) comune nel secondo caso al bene personale, del più gagliardo, arrogante, forte (mafiusu si ridicia, quannu c’era me nannu). A Milano prevale l’interesse comune, a Palermo l’interesse privato: in una città di 800 mila abitanti ciò è devastante. Palermo per la sua struttura urbanistica e per i servizi di cui dispone dovrebbe avere la metà degli abitanti che ha.

  10. Forse che la mancanza di opportunità che attanaglia la nostra terra sia riconducibile ad uno stereotipo, un clichè, una moda? Forse che lo stare lontano dai i propri parenti, non potere vedere crescere i propri nipoti, non poter soccorrere i propri cari a meno di una videochiamata, siano velleità da romantici nostalgici?

    Siamo dei perdenti quando tutti il nostro passato e parte del futuro si trova lontano lunghissimi chilometri da noi, siamo rinunciatari quando le scelte da intraprendere sono obbligate: restare (e le relative conseguenze) o andarsene?

    E poi nessuno potrà mai comprendere cosa significhi, per noi, stare lontano dal mare…

  11. utente anonimo on

    Salve sono un utente puntualmente censurato dal signor Walter Giannò. Si va dalla cancellazione di post in cui gli viene offerto un lavoro a quello di oggi in cui vengono smontate le sue tesi..Il tuo senza rivolgere alcuna offesa nè a Lui nè ad altri. Ho visto che lei è un frequentatore del suo blog ed in difesa della libertà d’espressione vincolata al rispetto degli altri che ho sempre mantenuto le chiedo di boicottare il blog di Giannò.

    Grazie

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