In Kirghizistan mi avrebbero trattato meglio!

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I fatti sono questi: dopo una lunghissima giornata, durante la quale ho contribuito ad accrescere il fatturato dell’azienda milanese per cui lavoro, ho versato il mio denaro nelle casse di un supermercato milanese, ho usufruito (pagando) dei mezzi di trasporto milanesi, decido di andare a mangiare una pizza in un locale milanese.

Succede che dentro al locale qualcuno si prende la briga, mentre distratta sbevazzo una birra, di portarmi via la borsa. Me ne accorgo soltanto a fine serata; sono incredula. Vengo da una città in cui lo scippo è all’ordine del giorno ma a me non era mai capitato, e mai avrei immaginato che potesse capitare all’interno di un locale chiuso che non fosse una affollata e buia discoteca. Mi sembra che tutto si muova a rallentatore, nel frattempo cerco di ricordare cosa di prezioso ci fosse dentro. Ovviamente nulla o quasi.
La borsa valeva più o meno 8 euro. Il telefono…già c’era il telefono, un Nokia, niente di che,adesso costerà 80 euro ed era pure mezzo rotto, credito residuo più o meno 4 euro..azz sommando gli 8 di prima siamo già ad un centinaio di euro. No! Dentro avevo anche gli occhiali da vista..quanto mi costerà rifarli?
310 euro, lo apprendo la mattina dopo.
La mia lunga giornata finisce in Commissariato; dopo aver finito di compilare la denuncia il poliziotto mi spiega che la prima cosa da fare è andare in via Larga, sede centrale dell’anagrafe di Milano, per rifare la carta d’identità, senza quella non posso fare nient’altro.
Niente patente, niente tessera sanitaria, niente sim, niente abbonamento ai mezzi pubblici. Niente di niente. L’agente mi dice che…. considerato che non sono residente a Milano la carta non la otterrò subito, ma dovrò aspettare una decina di giorni e visto che non ho nessun altro documento di identità dovrò andare lì con due testimoni. Ringrazio, saluto e me ne vado a dormire pensando al mio portafoglio pieno di scontrini e ricordi che giace sul fondo di qualche cassonetto dei Navigli. Stronzi!
L’indomani mattina mi sveglio all’alba, chiamo mio fratello e gli chiedo di mollare un po’ prima il lavoro per farmi da testimone,
Vado all’anagrafe, prendo il biglietto, 100 persone prima di me…aspetto e aspetto e aspetto e aspetto. Finalmente mi chiamano. Mi avvicino allo sportello e spiego cos’è successo e cosa mi serve. L’impiegata prende la denuncia, le legge e con aria quasi divertita mi chiede ‘E lei vuole fare la carta d’identità da non residente? Guardi che non gliela fanno. Ha un motivo veramente valido per cui non va a farla al suo paese’ Eh?????????? Al suo paese? Motivo valido? Ma di che parliamo? Penso di non aver capito bene… rispiego la situzione, tipo che non ho nessun tipo di documento di identità, che sono nessuno, che ‘il mio paese’ è Palermo’.
In ogni caso mi avevano messo nella fila sbagliata, esistono degli sportelli dedicati per i non residenti, quindi devo andare a riprendere il biglietto per il turno e devo aspettare di nuovo di essere chiamata. Vado a prendere il biglietto, Ri spiego la situazione anche alla tizia che distribuisce i pizzini col numero che mi dice impietosita e con un forte accento meridionale ‘Eh signorina ma non gliela fanno, sono diventati più fishcali, devono decidere prima se gliela possono fare. Perchè non va a farla al suo paese?’
Al mio paese??? Ma questo non è il mio paese? Non siamo nell’Europa Unita? Non siamo nella civile Milano dell’Expo? Inizio seriamente ad innervosirmi, ma è di nuovo il mio turno quindi mi avvicino allo sportello dedicato.
Ri Ri Rispiego quello che mi è successo; la simpatica signorina al di là del vetro mi Ri Ri Ridice ‘Perchè non va a farla al suo paese? Ha dei motivi validi per non farla nella sua città d’origine?’.
Da ingenua le chiedo ‘Ma come faccio a prendere l’aereo senza documenti?’ La sua risposta secca e infastidita è ‘Si prenda un treno, lì i documenti non servono’.
E’ vero, non fa una piega. Prendo il treno, però io non sono nata a Torino. Io vengo da Palermo, per andare al ‘mio paese’ dovrei attraversare l’Italia senza documenti, senza telefono, dovrei fare un viaggio di 30 ore su un carro bestiame in via di smantellamento. Col fumo che ormai mi esce anche dalle orecchie compilo un modulo in cui faccio richesta al Comune di Milano di valutare il mio caso. Anche sul modulo devo specificare cosa mi impedisce di andare al mio comune di residenza. Da quello loro valuteranno se ho dei motivi validi e urgenti per non attraversare l’Italia da clandestina.
Adesso attendo, attendo che una fantomatica commissione valuti il mio caso.
Intanto ho capito come ci si sente da clandestini, come ci si sente da ospiti indesiderati, come l’unico interesse di questa città, e che mi si lasci passare il qualunquismo, sia spremerti come un limone.
A questo punto propongo l’istituzione di un Consolato palermitano a Milano..anzi di un Consolato per i lavoratori meridianali a Milano sperando di essere tutelati almeno un po’! Almeno nell’essenziale!

1 commento

  1. utente anonimo on

    Ciao! Ti capisco benissimo mi è successa la stessa cosa a inizio mese. Anche per me stessa trafila e stessa risposta. Anche io mi sento clandestina e delusa. Un abbraccio. Milena

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