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La normalità vissuta come eccezione…

Milano, Centro Cardiologico Monzino. Mio padre si trova lì da circa una settimana; oggi ha subito un intervento che probabilmente gli renderà la vita più tranquilla.
Ancora una volta mi tocca fare un confronto tra la sanità lombarda e quella siciliana.
Non lo faccio per presunzione, lo faccio perchè le differenze sono tante e tali che è quasi inevitabile fare un paragone. Non mi soffermerò neanche sugli elementi accessori al ricovero (tipo le tv appese alle pareti di ogni stanza; queste cose non sono utili al benessere di un malato sono, appunto, soltanto accessori).
Voglio, invece, soffermarmi su altre cose che possono rendere un momento generalmente vissuto con ansia almeno un po’ più piacevole e dignitoso.

Durante l’ultimo ricovero ‘palermitano’ mio padre ne ha viste di tutti i colori; dai corridoi dei reparti stracolmi di letti e malati (maschi e femmine, senza alcuna distinzione), al pasto servito ma già iniziato da qualcun altro (praticamente gli hanno consegnato un panino precedentemente sbocconcellato da un altro paziente, per la serie ‘non si butta via niente…’).
Ovviamente a Palermo di menu personalizzati, a seconda delle patologie, non se ne parla neanche.
In genere, il consiglio degli ausiliari è quello, eventualmente, di consumare soltanto mezza porzione di tutto ciò che viene distribuito, in barba a eccessi di colesterolo e zuccheri nel sangue.
Al Centro Cardiologico Monzino ogni paziente ha un menu personalizzato e se, nel frattempo, interviene qualche altro fattore il pasto può essere sostituito in corsa per venire incontro alle esigenze del paziente. Così, questa mattina, ovviamente debilitato dopo l’intervento a mio padre è stato fornito, in alternativa al pasto solido previsto, un pasto liquido.
Nessuno degli inservienti ha sbuffato, nessuno ha consigliato a mia madre di provvedere da sola portando magari qualcosa da casa. Si sono fatti in quattro per trovare una soluzione. Semplicemente.
E mentre Palermo brucia tra la sua monnezza penso che a certe cose difficilmente riuscirò ad abituarmi, sia in un senso che nell’altro.

In Kirghizistan mi avrebbero trattato meglio! Capitolo 2

La mia richiesta è stata respinta. Adesso voglio sapere quale legge mi obbliga a stabilire la residenza a Milano! Voglio sapere se il fatto che io per i primi tre anni sia stata domiciliata in questa accogliente città per motivi di studio e, soltanto, nell’ultimo anno e mezzo per motivi di lavoro (precario) mi obbliga in qualche modo a dover trasferire la mia residenza.
Ditemi soltanto dove trovo questa legge! Ditemi soltanto dove posso trovare un avvocato!

Niente di personale naturalmente

Da tempo, ormai, confido nel potere distruttivo dell’Etna per risolvere la questione Sicilia. Mi sono anche informata ma pare che l’Etna non sia quel tipo di vulcano, difficilmente esploderà e difficilmente colerà a picco portandosi dietro la mia terra disgraziata. Oggi trovo, per caso, questo giochino qui: http://www.carloslabs.com/projects/200712B/GroundZero.html
Il primo esperimento l’ho fatto su Palermo ma metà della forza distruttiva finiva in mare.
Se volete ottenere l’effetto desiderato dovete mirare un pò più a Ovest.
Non me ne vogliano i monrealesi.

nuclear
E voi? Avete altri obbiettivi da affondare?

Vuoi bere qualcosa? Su Pedro bevi qualcosa…

Va finalmente in onda su RaiTre questa supersoap fortemente voluta, così dicono, da Giovanni Minoli; Agrodolce, ambientata più o meno dalle mie parti, è una megaproduzione che ha tenuto in sospeso la vita di alcune persone che mi circondano…e un pò anche la mia!
La trama…che dire? Le trame, e lo dico da aspirante sceneggiatrice, sono più o meno sempre le stesse: ricchi e poveri, poveri ma belli,  tradimenti passioni e scossoni. Tutto sta poi nel declinare tutti questi elementi nel migliore dei modi e mi pare che in Agrodolce più o meno ci si riesca…alcuni personaggi sono davvero ben caratterizzati e interpretati…per chi non li conoscesse moltissimi di quelli che vedete sullo schermo sono attori che da anni calcano le scene teatrali sicule, un esempio su tutti Orio Scaduto che ha davvero la ‘faccia giusta’ e che in Agrodolce è il povero di turno ma che di cognome fa Granata…nel complesso però le varie storie più che intrecciarsi mi pare che si sfilaccino…forse c’è troppa carne al fuoco per episodi così brevi.
Belli gli esterni e non poteva essere altrimenti, poverissimi e bui (e non capisco il perchè) gli interni. Le dimore dei protagonisti, dove si svolge gran parte dell’azione, dovrebbero essere inondate dalla luce ed invece no. Buio a tutte le ore…peccato perchè così l’atmosfera rischia di somigliare pericolosamente a quella di ‘Anche i ricchi piangono’

Da Renato a Renato

Tra qualche giorno non sarò più soltanto figlia, sorella e fidanzata. Ai miei tanti ruoli si aggiungerà anche quello di ZIA. Mancano, infatti, poco più di due settimane all’arrivo del piccolo Renato. Sono quasi sicura che quando ci incontreremo piangerò come una fontana..non so perchè ma già soltanto a pensarci vengo sommersa da un’onda anomala di irrefrenabile commozione.
Sarà l’età che avanza ma sono diventata, col tempo, una vera mammoletta!
Quello che mi preme maggiormente è riuscire ad essere una ‘zia’ vera, di quelle che ti segnano la vita per sempre. Vorrei trasmettere a questo bimbo il mio amore incondizionato e vorrei potergli garantire il mio appoggio in qualunque circostanza. Penserete che non c’è nulla di strano in questo; che sono i buoni, magari un pò banali, propositi di qualunque persona che si prepara a ‘ricevere’ il figlio di un fratello…e invece no!
La mia carriera da ‘nipote’, infatti, non è stata particolarmente fortunata! Già, perchè anche i bambini possono essere vittime di inutili, mediocri, faide familiari tra adulti. Non starò qui a raccontare i dettagli ma a noi è capitato questo!
Così come ci è capitato di perdere troppo presto l’unico vero zio che abbiamo mai avuto. Quello che ci ha visto nascere e crescere; che ci ha trasmesso l’amore per noi fondamentale verso la musica e la tecnologia e che ci ha travolto con le sue sempre nuove passioni.
Lui è stato l’unico che ci ha fatto sentire bambini,e poi ragazzini, speciali!
E non è un caso che il piccolo Renato porti proprio questo nome.
Lui, che credo non smetterà mai di mancarci, ci ha segnato la vita ed io posso soltanto sperare di riuscire a  emularlo almeno un pò…..
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