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Goodmorning Miiiilààààààààààn

Mi piacerebbe tanto fare l’ospite in un programma radiofonico! E’ così radical-chic! Cosa non darei per dividermi tra Linus e Alfonso Signorini! Vorrei fare come Afef o come la Toffanin ma forse mi manca il nome tronco e il cognome acccentato sull’ultima sillaba! Già mi immagino seduta sullo sgabello, con le cuffie alle orecchie ed il microfono da regolare mentre intanto la stagista (perchè c’è sempre una stagista) mi chiede se voglio un cappuccio prima di iniziare. Dio che goduria! Avrei tante di quelle cose da dire…sento che potrei fare il picco di Audiradio! Mi va bene qualunque fascia, l’importante è che mi trattiate da STARRRRRRRRRRRRR

In piccionaia

lampascalaCon il vestito della festa e la macchina fotografica nella borsetta faccio il mio ingresso al Teatro Alla Scala! No, non sono diventata ricca e non ho risolto i miei problemi di precarietà, ho semplicemente approfittato di un’occasione unica per mettere piede all’interno del Teatro fra i teatri. Con gli altri ci siamo dati appuntamento davanti all’ingresso principale, infreddoliti ed eccitati fingiamo di essere dei baùscia preoccupati per l’appiattimento intellettuale e culturale della città….Milano non è più come una volta…pvopvio no!
Siamo un pò Conte Max e un pò Fantozzi a casa Serbelloni MazzantiVienDalMare. Cerchiamo così di sentirci meno inadeguati. Che poi inadeguati cosa? Siamo forse meno di Valeria Marini e Marta Marzotto?
Il foyer è illuminato a festa, lampadari e stucchi risplendono di un’abbagliante luce bianca, la intravedo dalle porte di legno stuccate d’oro che ogni tanto si aprono lasciando trapelare respiri e voci. Mi avvicino e mostro il biglietto alla maschera che, gentile, mi dice che il mio ingresso non è dalla porta principale, non è dalla
sala tutta stucchi e risate cristalline, ma sul retro.E’ ovvio non abbiamo dei posti in prima fila, ma perchè questa mortificante discriminazione?
Per trovare il nostro ingresso siamo costretti ad uscire di nuovo nel freddo buio della notte milanese e a girare l’angolo . Non ha stucchi e non ha porte, è proprio un triste accesso di terza classe e ci sono pure le bacheche con i contatori della luce ben in vista. E poi le scale, 5 o 7 piani non lo so. Perdo il conto mentre mando giù un gradino dopo l’altro. Dove ci stanno mandando? Sul tetto a rimirar le stelle?
Arriviamo in fondo, ultimo piano, le scale si interrompono, siamo alla Galleria Nera.galleria
Tocco il cielo con un dito e non è un modo di dire. Io e il lampadario centrale ci guardiamo dritti negli occhi.
La Galleria Nera è composta da due file di seggiolini in velluto amaranto,sono talmente piccoli e vicini che il contatto fisico con chi ti siede accanto è quasi inevitabile, così come è inevitabile che le tue ginocchia tocchino la poltroncina della fila davanti. Certo è un bel colpo d’occhio, vedi tutto il teatro dall’alto, vedi i palchetti, vedi Formigoni seduto comodamente nel mega palco imperiale, vedi gli appassionati che battono il tempo. Dalla Galleria Nera vedi tutto tranne che il palco. Già, non ho visto nulla di quello che accadeva in scena, ok era un concerto e non era importante vedere, bastava sentire. Anzi  mentre andava la musica di Bartòk sono anche riuscita a viaggiare di fantasia, a sentirmi come in un romanzo di Tolstoj e quasi riappacificata col mondo. tettoscalaNon ho visto neanche il violista che a metà concerto è svenuto, cadendo rovinosamente tra musicisti e strumenti. E che vergogna all’intervallo farsi scattare le foto come se fossimo in gita! Poveri ma terroni!
Come ha detto uno dei nostri,  non ci siamo fatti mancare nulla,  e ce lo ricorderemo a lungo perchè sarà molto ma molto dura che Alla Scala si possa ritornare, anche soltanto per sentire.

 

 

 


Ci vuole un pò di empatia

Vorrei ricordare a tutti gli ex adolescenti che criticano le ragazzine
che amano i Tokio Hotel e Bill Kaulitz

 che…. a noi piacevano i Duran Duran e Nick Rhodes

Vado in India a ritrovare me stessa!

C’erano una volta Paola e Chiara graziose coriste degli 883 prima, pigolante duo dopo. Le due, una bionda ed una mora erano alla costante ricerca di una personalità. Si sono presentate a Sanremo, credo ormai più di dieci anni fa, con uno stile acqua e sapone che associavano all’amore per l’Irlanda ed a suoni riconducibili alla musica celtica. Poi, come disse il mio amico Gabriele "si sono infighettate tantissimo"; basta acqua e sapone, basta capello liscio con riga centrale, basta jeans e maglietta! Hanno iniziato a girare video in Brasile, si sono riscoperte calienti e latine nonostante le origini padane e si sono spogliate fino alla creazione del video cult e censored "Kamasutra" ("kamasutra sexy chachacha" diceva il ritornello).
Adesso l’ennesima svolta, Chiara, la bionda per intenderci, ha deciso di diventare Madonna. Con una canzone che sembra scritta e cantata da Madonna, con un video che sembra un video di Madonna, ed un parrucchiere che quasi sicuramente è il parrucchiere di Madonna. La clonazione nasce dall’incontro di Chiara con la Kabbala, di cui la cantante italiana riconosce il maggior esponente in Madonna. Anche se in realtà la Kabbala, tende a sottolineare Chiara, esiste da molto prima. Io credo che ci sia molta confusione nel mondo e che adesso sarebbe proprio ora di far intervenire Quelo! Ma se io decidessi di seguire la Kabbala dovrei diventare bionda, con le ciglia finte, i boccoli e vivere a Londra?
No, perchè mi sa che non ho abbastanza soldi per diventare mistica!

Quello che non smetto di cercare

Ho perso di vista le parole che scrivevo un tempo; non trovo più la musica che mi piaceva ascoltare.
Non riesco più ad essere infelice come riuscivo un tempo; non riesco neanche ad essere felice. Vorrei riuscire, come facevo anni fa, a chiudermi in camera da letto e mettere la musica così forte da far tremare i vetri. Vorrei stare chiusa in bagno per ore con il walkman a cassette nelle orecchie fino a sentire il canto rallentato dalla batteria in esaurimento. Per quanto la mia adolescenza mi abbia straziato mi manca; ogni attimo crepuscolare trovava una giustificazione, davanti agli altri e a me stessa. Ogni fantasia era una vita vissuta altrove, quasi concretamente. Oggi non mi è più concesso; a stento riesco a pensare.
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