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La morte di Michael Jackson
Ormai le ho viste tutte…anche la morte di Michael Jackson in diretta tv da Los Angeles. Non sono mai stata una sua grande fan ma Michael Jackson è un’icona fondamentale degli anni ’80 quindi come non rimanere senza parole davanti alla notizia della sua morte improvvisa? Una morte che stride ancora di più perchè Jackson era musica, era ballo, era luci e fuochi d’artificio. Ed era anche la ricerca della perfezione e dell’eterna giovinezza. Quante stranezze abbiamo sentito in questi anni? Camere iperbariche per dormire, plastiche su plastiche e mascherine di protezione. Ancora una volta tanto affanno per nulla. Michael Jackson è morto a 50 anni e chissà perchè!
Tutto in una notte…
Perchè io, mi sembra d’averlo già detto, sono una ragazza sensibile e anche schiacciare una zanzara contro al muro fa di me un’assassina seriale.
Era il 2000 quando per un caso fortuito ho ascoltato,per la prima volta, un brano di Moltheni.
Era Martedì scorso, a quasi dieci anni da quel primo incontro, quando finalmente ho potuto seguire dal vivo uno dei suoi concerti.
Al di là della particolarità musicale, Moltheni ha il dono. Ma non un dono qualsiasi, ha il dono particolare di saper intrecciare le parole non soltanto tra di loro ma anche a delle immagini. Ascoltare la sua musica è guardare un film, entrare in un immaginario che forse non esiste ma che cambieresti volentieri con tutto ciò che ti circonda. Non è facile, non è facile per niente. Però lui ci riesce. E quando parte il giro di chitarra di Corallo cosa puoi fare? Niente. Aspettare che il cuore recuperi il giusto ritmo, la giusta velocità.
Cercare di rendere regolare il respiro mentre un vento rovente ti scompiglia sottopelle.
Per capire di cosa sto parlando andate al 4.20 di questo video e arrivate fino in fondo!
Da Renato a Renato
Sarà l’età che avanza ma sono diventata, col tempo, una vera mammoletta!
Quello che mi preme maggiormente è riuscire ad essere una ‘zia’ vera, di quelle che ti segnano la vita per sempre. Vorrei trasmettere a questo bimbo il mio amore incondizionato e vorrei potergli garantire il mio appoggio in qualunque circostanza. Penserete che non c’è nulla di strano in questo; che sono i buoni, magari un pò banali, propositi di qualunque persona che si prepara a ‘ricevere’ il figlio di un fratello…e invece no!
La mia carriera da ‘nipote’, infatti, non è stata particolarmente fortunata! Già, perchè anche i bambini possono essere vittime di inutili, mediocri, faide familiari tra adulti. Non starò qui a raccontare i dettagli ma a noi è capitato questo!
Così come ci è capitato di perdere troppo presto l’unico vero zio che abbiamo mai avuto. Quello che ci ha visto nascere e crescere; che ci ha trasmesso l’amore per noi fondamentale verso la musica e la tecnologia e che ci ha travolto con le sue sempre nuove passioni.
Lui è stato l’unico che ci ha fatto sentire bambini,e poi ragazzini, speciali!
E non è un caso che il piccolo Renato porti proprio questo nome.
Lui, che credo non smetterà mai di mancarci, ci ha segnato la vita ed io posso soltanto sperare di riuscire a emularlo almeno un pò…..
Listen to the Radiohead
Forse un tantinello troppo perfetti per essere dal vivo…e poi non mi hanno fatto Karmapolice, e neanche Creep e neanche No Surprise..ed è finito a tradimento quando ancora pensavo mancassero le canzoni di cui sopra e invece…tac s’è riaccesa la luce ed è partita la musica ambient…
Però mi è piaciuto e non poco direi…..Mi ricordo che da giovane ero capace pure di stare otto ore schiacciata contro una transenna…ieri ero in tribuna e mi sembrava di guardare delle formiche ma non ho più l’età per pogare…mi basta doverlo fare ogni mattina in metropolitana!!
La chitarra di Aurelia
Aurelia, la mia maestra delle elementari, il sabato mattina portava a lezione una chitarra. Lei suonava e noi cantavamo. A me piaceva moltissimo Alouette; chi di noi non ha mai intonato "je te plumerai la tete"? Ma Aurelia non ci faceva cantare soltanto canzoncine leggere e di cui a stento capivamo il significato.
Tra le sue hits, che io ogni tanto mi ritrovo ancora a cantare, c’era anche quella di "John Brown che giace nella tomba là nel pian dopo una lunga lotta contro l’oppressor" ed una che faceva più o meno così:
Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.
A conquistare…
Che ci voleva dire Aurelia? Boh! Però quelle parole erano per me, e penso anche per i miei compagni, molto evocative. Immancabilmente nella mia fantasia c’erano questi uomini che in una mattina grigia procedevano tra mille intemperie alla ricerca di un sole che poi all’improvviso sorgeva caldo e luminoso.
Non avevo idea di cosa ci stesse dietro…l’ho capito crescendo.
Quella marcia coraggiosa, così come la lotta di John Brown, mi sono rimaste dentro.
Aurelia sarà, ormai, in pensione e forse è meglio così perchè il pensiero che da domani ci potrebbe essere qualcuno pronto a impedirle di far squillare le canzoni della Resistenza nelle aule scolastiche mi fa rabbrividire. Ho come la sensazione che si stia tornando indietro ed ho paura per quelli che verranno dopo.
La scuola non basterà più; saremo noi genitori, zii, a dover spiegare a chi arriva che non c’è niente di più importante della libertà, la libertà di comprendere ciò che ci circonda.



