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Suoni

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Gli anni dai ’20 ai ’50 sono sempre stati una mia inspiegabile passione. Ne amo le mode, le atmosfere, il design, tutto. Se potessi scegliere di viaggiare nel tempo non avrei dubbi, tornerei indietro a 70 anni fa.

Tornare indietro nel tempo…è un po’ quello che mi è successo questa sera. Ho vissuto un’esperienza che, se non fossi una che della razionalità ha fatto una bandiera, definirei ai limiti del paranormale.
Sono a Milano, l’Inter vince lo scudetto e io mi trovo per strada mentre caroselli di tifosi in festa attraversano la città. Hanno tirato fuori di tutto, megafoni, tamburi, le bandiere neroazzurro sventolano insieme a quelle tricolore. Siamo in auto, dalle parti di Piazzale Loreto, circondati da automobilisti che usano il clacson come fosse uno strumento impazzito. Davanti ad un locale un ragazzo armeggia intorno ad un oggetto che non ho mai visto, sembra un ventilatore ma non lo è; il giovane fa girare velocemente, sempre più velocemente, una manovella.  L’oggetto emette un suono, prima indistinguibile poi via via più nitido: è quello di un allarme antiaereo. Il suono cresce,  si allunga,  diventa sempre più forte, sempre più inquietante, distorto. Ho soltanto il tempo di pensare che questo suono, in qualche modo, mi disturba che vengo assalita da un incontrollabile senso di angoscia.
Quando dico incontrollabile significa che stavo per correre via a piedi pur di allontanarmi, significa che ho costretto chi guidava a cercare subito una via di fuga perchè non riuscivo più a respirare. Forse ho letto troppo su quel periodo, forse ho visto troppi film…forse ho sentito troppo racconti sulla guerra, sulle fughe di mia nonna e di mio padre nei ricoveri antiaerei o forse quei momenti li ho vissuti davvero in un’altra vita;  avrebbe così un senso la mia attrazione per quegli anni.

Perchè una reazione così primitiva e irrazionale non saprei spiegarmela in nessun altro modo se non con una parte di me che non ho mai conosciuto.

Facebook e l’assurda nostalgia del gettone telefonico

Giulia Carcasi(?) , scrittrice (?), classe ’84, dichiara a Tatami (Rai Tre) che chi sta su Facebook è una persona sola.
Può esistere una dichiarazione più anacronistica e intellettualoide di questa? Credo di no.
Dieci anni fa erano le chat; chi chattava era solo, triste, incapace di comunicare.
Poi furono i blog; chi apriva un blog preferiva nascondersi dietro un nick per dire tutto quello che mai avrebbe potuto esprimere con la propria voce.
Adesso è Facebook; qui muore la comunicazione, qui muoiono le relazioni interpersonali, qui non ci sono persone ma entità vacue ed effimere destinate a scomparire.
Giulia Carcasi, per giustificare la sua teoria, è arrivata persino a raccontare di una sua presunta nostalgia per il gettone telefonico…manco avesse sessant’anni. Facendo un rapido calcolo quando la Carcasi aveva 8 anni in giro c’erano già le schede telefoniche… :|
Cmq, a chi ha paura di FB dico che siamo noi a decidere chi, siamo noi a decidere quando e soprattutto siamo noi a decidere cosa vogliamo raccontare.
FB, per chi lo usa, è uno strumento e non un succedaneo della vita.

Affinità nel tempo

Era il 7 Luglio del 1958 e Sylvia Plath scriveva sul suo diario:

"Sto attraversando una nuova fase, un malessere, un risentimento frenetico contro tutto e tutti, ma, in fondo, contro me stessa. A letto, di notte, sto sveglia, insonne e sfinita, con la sensazione di avere i nervi spellati e messi a nudi. Devo essere il medico di me stessa. Devo curare questa paralisi così distruttiva, questo continuo, catastrofico rimuginare e fantasticare"

Avrei potuto scriverlo io, nè più nè meno.
Com’è possibile che io possa sentire le stesse cose che, più di cinquanta anni fa, sentiva la Plath ?
Siamo cresciute in epoche diverse e in contesti diversi; lei aveva il talento che io non ho, eppure….
Dove nasce la sensibilità? Quando e come si diventa in un certo modo? Chi ci plasma?
Perchè siamo più simili ad alcuni piuttosto che ad altri?

La gente deve sapere!

Torno un attimo sulla questione Travaglio….ha ragione lui, il problema vero è quello dell’informazione! Il lavoro che faccio attualmente mi costringe a vedere quasi tutti i tg della sera. Potrei mettermi a fare le statistiche degli argomenti trattati e di sicuro vincerebbe la cronaca. Un "tg" come Studio Aperto ha una media di 27 notizie, non esagero nel dire che 23 sono dedicate alla cronaca, meglio se a sfondo razzista. Gli speaker rimangono senza fiato perchè devono riuscire a lanciare almeno un servizio al minuto e quando vanno in onda i filmati il tempo e’ ancora più breve, secondo me chi lavora nella redazione del tg di Italia Uno come minimo ha il brevetto da sub in apnea. Ma Studio Aperto lo conosciamo…e’ un "tg per gggiovani" e i giovani non vogliono sapere nulla di ciò che li circonda se non che la Canalis s’è tagliata i capelli e la Palmas s’è rifatta le tette; sono scelte editoriali e chi può condannarli? Rimango perplessa però quando a percorrere queste vie aride dell’informazione sono anche i tg istituzionali. Prendi il Tg1 di Riotta, pagina dedicata alla politica con finto approfondimento della durata di 5 minuti e poi via con l’orsetto Knut e qualche tragedia dall’estero. Se non le dice Travaglio certe cose chi le deve dire? Bisogna navigare su internet per sapere che Schifani era socio del boss Mandalà e che tutti e due erano soci del senatore La Loggia? Bisogna per forza comprare i libri di Abbate o di Gomez per conoscere la biografia del presidente del Senato? La gente che sta a casa e che non ha voglia di andare in giro a cercare le notizie non deve sapere che uno che non è stato neanche eletto (ma che sicuramente, visti gli agganci, lo sarebbe stato anche con un’altra legge elettorale) e che ha un passato più che ambiguo ricopre la seconda carica dello Stato? Oppure dobbiamo fare come la Finocchiaro e congratularci e difendere un personaggio ambiguo soltanto perchè ricopre una carica importante? Sempre che sia questo il vero motivo dell’appoggio bipartisan. Ripeto, quello fuori luogo non è Travaglio che fa il suo mestiere, è Schifani! E’ la Finocchiaro che fino a poco tempo fa andava in giro con la Borsellino! Dice Santoro che fino a quando avrà una telecamera ci sarà spazio per quelli come Travaglio, io dico che se non avranno più una telecamera metto a dispozione la mia telecamerina ed il mio spazio sul web!

Sicuramente è stato frainteso…

Dice Marcello Dell’Utri: "I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione".

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