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Fate piano cazzo che si rompe!!
In effetti nella faccenda Alitalia mancava soltanto l’intervento di Fantozzi 
Prima della Lega
Pensare che questo film, Tesoro mio, è stato girato nel 1979….
Cosa è cambiato? Forse niente…anzi
Vorrei che ci sei anche tu!
Titolo del post tratto da "Tutta la vita davanti" di Paolo Virzì.Non a caso scelgo questa battuta, tra l’altro una delle migliori del film. Inizio da questo perchè a pronunciarla è la Ferilli nel ruolo di coatta di effimero successo. Con la Ferilli, da cinefila, ho un rapporto molto particolare; l’avevo amata in "La bella vita", sempre di Virzì, e poi ho iniziato a detestarla perchè sceglieva sempre lo stesso ruolo, marciava sul suo accento romano, e ammiccava nel suo ruolo di bonona. Insomma era diventata famosa e tanti saluti alle belle speranze. Con questo film credo che abbia ritrovato un pò quello che era un tempo!
Il film, in generale, mi ha fatto uno strano effetto. Un’altalena di emozioni, per dirla alla Marzullo. Inizi con l’angoscia, poi vieni inglobato nel meccanismo come la protagonista, poi ridi, poi piangi, poi ti angosci di nuovo e ad alla fine piangi di nuovo mentre ridi. Sarà che siamo tutti un pò Marta, che siamo un pò tutti nella sua condizione di laureata a fondo perduto, nella sua condizione di lavoratrice precaria ma guardando lei che manda curricula e non ottiene nulla, che incontra gli ex colleghi e un pò si vergogna, che fa un lavoro sforzandosi di pensare che sia importante, mi sembrava di vedere la storia della mia vita…. Forse il trucco per sopravvivere è quello di rimanere sempre presenti a se stessi, rendersi conto che un lavoro part-time fatto di obbiettivi da raggiungere non è la vita, non sei tu. E’ soltanto una parentesi! E se ti fanno fuori pazienza, l’importante è non perdere di vista ciò che si vuole.
There Will Be Blood…
…che in Italia, tristemente, diventa Il Petroliere. Ed io che pensavo di trovarmi davanti J.R e Sue Ellen mi ritrovo invece al cospetto di un filmone come non ne vedevo da anni.
Daniel è duro, duro come la pietra che ha scavato a mani nude. Dalle viscere della terra riemerge con la sua ricchezza più grande, il petrolio.
E quelle viscere violate non perdonano, così come Daniel non perdona. Fuoco e morte avvolgono chi penetra la Terra e implacabile Daniel punisce chi prova a tradirlo o a scavare sulla sua aspra superficie.
Lui vuole soltanto Trivellare, nient’altro. Trivellare, drenare, scavare e arrivare fino all’Oceano. E per 150 minuti Daniel trivella anche lo spettatore, lo penetra, facendosi odiare ed amare allo stesso tempo.
Quanti ne conoscete di personaggi così?
Correte a vederlo!
Nel paese delle meraviglie
Detesto chi si piange addosso, chi si atteggia a vittima del sistema. Io, per me, non ho mai cercato alibi, ogni mio insuccesso è stato frutto di un mio errore, di una mia lacuna, di una mia incapacità. Al contrario i successi ottenuti spesso mi sono sembrati molto più di quanto meritassi. Fondamentalmente non credo ai complimenti, soprattutto se a riceverli sono io. Ed è per questo che fino a pochi anni fa mi sono preclusa la possibilità di esprimermi nelle cose che pensavo mi riuscissero meglio. Scrivevo ma non facevo leggere a nessuno, creavo ma soltanto per me. Andavo in teatro e agognavo di muovermi dietro le quinte. Andavo al cinema e sognavo un giorno di farne parte, in qualunque modo. Agognavo e sognavo ma ne restavo fuori perché temevo di essere respinta da un mondo che mi sembrava perfetto e che di una come me non avrebbe saputo cosa farsene.
Per una serie di circostanze fortuite riesco un giorno a mettere piede in teatro. Entro in quel meccanismo meraviglioso fatto di fatica, prove e sudore. Ma anche di invidie, scontri e dissidi taciuti. Quel mondo che mi sembrava perfetto, fatto soltanto di arte mi respinge, o meglio sono io che respingo lui perché non è ciò che credevo fosse. Io ero lì per l’arte, piena di entusiasmo, capace di rimanere dieci ore seduta ad ascoltare sempre la stessa scena,ero la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene, ero felice anche di correre al bar più vicino a prendere il caffè per tutti, ero pronta a sostituire l’attore malato o a rimanere sdraiata per terra delle ore per suggerire le battute a quello smemorato. Gli altri no, gli altri erano lì per la diaria, per i contributi, perché non avevano di meglio da fare.E la loro frustrazione si trasformavano in tensioni più o meno manifeste.
Così per evitare che i cocci del mio sogno infranto mi ferissero ancora di più decido di eclissarmi.
Mollo tutto e mi rimetto a studiare seriamente! Per la prima volta mi ritrovo in una piccola aula universitaria con altri appassionati di cinema. Siamo un po’ dei pionieri perché per la prima volta il corso di Storia del Cinema non deve essere mutuato da un’altra facoltà. Anche Lettere e Filosofia apre a Meliès ed Eisenstein. C’è entusiasmo, c’è voglia di fare e di confrontarsi. C’è solidarietà e si scrive, si preparano progetti e cortometraggi. Ne faccio qualcuno anch’io, uno in particolare piace ed anche parecchio. Arrossisco mentre ricevo complimenti e un po’ ci credo, tanto che decido di fare il grande salto. Lascio Palermo che in fondo è pur sempre una realtà piccola e lontana da tutto.
E poi io non conosco nessuno, non faccio parte di nessun giro importante e non ho un cognome che conta. Forse fuori, forse a Milano le cose potrebbero andar meglio, forse lì saranno le mie capacità ad aprirmi la strada e adesso che un po’ ci credo avrò la forza di farmi avanti.
Inizio a frequentare un corso superspecializzante di cinema e tv; e scrivo-filmo-faccio esami-cerco di sopravvivere in mezzo ad una concorrenza spietata e sleale, a gente che prima ti chiede “Cosa fai?” e soltanto dopo “Come stai?”. Cerco di non guardare quello che mi sta intorno, vado avanti per la mia strada, riesco ad ottenere dei risultati anche senza stazionare dietro le porte dei professori cosìtantoperfarmivedere come fanno in molti; quello che so fare lo dimostro sul campo e senza alzare la mano ogni 32 secondi per farmi vedere interessata e partecipe. Lavoro in modo discreto, come ho sempre fatto, perché credo ancora che sia “il fare” il modo giusto per arrivare e non “l’esserci” o “il dire” a tutti i costi. E invece no…
Alice si sveglia troppo tardi, mentre lei manda cv gli altri, quelli che stazionavano dietro le porte, vengono protetti e sostenuti scavalcandola in ogni situazione. Alice partecipa a selezioni e fa test per diventare sceneggiatrice di una nuova fiction che la riguarda da vicino e viene fatta fuori per poi scoprire che tra i pochi prescelti c’è quella lì dal cognome altisonante che di sceneggiatura non ne sapeva nulla. Alice si sveglia e si accorge che qualcuno è disposto ad assumerti ma è spaventato dal fatto che vieni da fuori e che quindi hai bisogno di un sostegno economico, come se in cuor suo sapesse già di non voler pagare per il suo tempo. Alice adesso sa che entri nel giro soltanto se sei del giro. Alice s’è svegliata e vorrebbe tornare a dormire per non pensare a quanto stupida sia stata!



