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Da Renato a Renato

Tra qualche giorno non sarò più soltanto figlia, sorella e fidanzata. Ai miei tanti ruoli si aggiungerà anche quello di ZIA. Mancano, infatti, poco più di due settimane all’arrivo del piccolo Renato. Sono quasi sicura che quando ci incontreremo piangerò come una fontana..non so perchè ma già soltanto a pensarci vengo sommersa da un’onda anomala di irrefrenabile commozione.
Sarà l’età che avanza ma sono diventata, col tempo, una vera mammoletta!
Quello che mi preme maggiormente è riuscire ad essere una ‘zia’ vera, di quelle che ti segnano la vita per sempre. Vorrei trasmettere a questo bimbo il mio amore incondizionato e vorrei potergli garantire il mio appoggio in qualunque circostanza. Penserete che non c’è nulla di strano in questo; che sono i buoni, magari un pò banali, propositi di qualunque persona che si prepara a ‘ricevere’ il figlio di un fratello…e invece no!
La mia carriera da ‘nipote’, infatti, non è stata particolarmente fortunata! Già, perchè anche i bambini possono essere vittime di inutili, mediocri, faide familiari tra adulti. Non starò qui a raccontare i dettagli ma a noi è capitato questo!
Così come ci è capitato di perdere troppo presto l’unico vero zio che abbiamo mai avuto. Quello che ci ha visto nascere e crescere; che ci ha trasmesso l’amore per noi fondamentale verso la musica e la tecnologia e che ci ha travolto con le sue sempre nuove passioni.
Lui è stato l’unico che ci ha fatto sentire bambini,e poi ragazzini, speciali!
E non è un caso che il piccolo Renato porti proprio questo nome.
Lui, che credo non smetterà mai di mancarci, ci ha segnato la vita ed io posso soltanto sperare di riuscire a  emularlo almeno un pò…..

L’avevo detto io….

Già da tempo la Toffanin è la mia maestra di vita. Stage a Nonsolomoda e poi dritta a condurre un programma di punta. Oggi anche il famoso suocero me ne conferma la validità del pensiero e dell’azione.
Peccato non essere arrivata prima di lei a PierSilvio…resta ancora PierLuigi ma è un pò troppo pischello per me…PierMarina e PierBarbara sono impegnate e cmq credo che una relazione omo non sarebbe ben accetta in famiglia. Chi mi rimane? Il capostipite? Allora datemi una rivoltella…..

Grazie Verry

Oggi sto davvero meglio! Mi sento rinfrancata e nel rileggere le parole che soltanto ieri scrivevo, quasi non mi riconosco più. Devo ringraziare Veronica per questo, che con poche parole mi ha fatto capire che tutti i miei affanni sono inutili, perchè io ho già tutto ciò che serve. Ha ragione Veronica quando dice che nella vita non ci sono soltanto soldi e successo; dovremmo smetterla di correre dietro alla realizzazione fuori dalle mura di casa. Io sono l’angelo morale! Io trasformo il sentimento in gesto…e non mi serve altro. Ma ho voglia di condividere con voi, amici miei cari, le parole che Veronica mi ha scritto. Così decido di pubblicare la lettera che proprio stamattina mi ha inviato; lo so, rompo un patto di riservatezza ma se le sue parole hanno illuminato me e magari potranno aiutare anche voi.

Madre Teresa ci ha insegnato la capacità di accogliere i bambini e di accompagnare la morte. Di guardare tutto con gli stessi occhi: una mano posta sulla testa di un bambino e una posta sulla testa di un moribondo. La capacità di accostarsi con la stessa gioia dell’amore, del dono, della carità. Madre Teresa di Calcutta, un angelo incarnato che si carica delle sofferenze altrui(…)raffigura un sentimento superiore. La capacità di tradurre il sentimento in azioni concrete, il sacrificio «dare finché fa male», l’amore per gli altri non appartengono solo a un personaggio eccezionale, ma sono propri di ogni donna. Nell’azione l’amore diventa dono e rispetto(…)Abbiamo bisogno che venga riconosciuto e amato il sentimento che ci anima perché si possa esprimere al meglio la nostra forza interiore. Se all’interno della coppia, della famiglia, della società, l’uomo scorgesse nella donna questo valore, tale virtù fiorirebbe nel modo più semplice e bello. Apparirebbe l’angelo, la donna che nella società dà il meglio di sé. L’angelo morale, capace di spiritualità e di praticità, in grado di rendere grandi le piccole cose: disposta a offrire sempre una carezza, che commuove fino a far piangere, o di servire attraverso semplici gesti domestici. Unisce così, con grande umiltà, vita pratica e spirituale, le media, le fa vivere insieme. Qui l’unicità delle donne(…) Se tutto ciò nella donna non viene affermato…. tale positività può trasformarsi in frustrazione, perché la donna perde la sua essenza quando non le viene riconosciuto il suo valore. Perde l’identità e scivola a emulare il modello maschile: da sempre immagine di successo, potere, denaro e carriera. Così facendo, rinuncia a un’altra parte peculiare di sé: la creatività. Quell’arte, che nelle sue varie forme è anche capacità di creare relazione, di trovare occasioni di dialogo, momenti di condivisione e di confidenza; una fecondità che ha bisogno di essere corrisposta. Gli uomini, però, vivono un momento in cui non vogliono aprire il dialogo con il sentimento femminile e assistiamo alla crescita di realtà che intrappolano la donna in uno schema di fisicità e consumo. Ma tutto quello che vuole separare il mondo femminile dalla sua capacità di donare amore diventa un mondo di esseri malati di solitudine — call centre, chat line, per limitarci a due esempi noti — al punto che non ha più una valenza la distinzione tra i sessi. Recuperiamo amore, rispetto, ascolto e dialogo. Questo è il riscatto. In alcune realtà della civiltà islamica alle bambine viene negato il diritto allo studio, perché non serve al ruolo che dovranno ricoprire. È la regola, la loro cultura. Nella nostra civiltà, invece, alle donne viene offerta una formazione e un’istruzione. Ma nonostante ciò, il mondo occidentale manca le sue promesse con le donne e la nostra cultura resta ambigua(…)In una società, in cui tutti sanno che sono la professione e il denaro a offrire un’identità e dove le materie umanistiche non hanno che uno scarso sbocco nel mondo del lavoro, a vantaggio di quelle più tecniche e tecnologiche, assistiamo a una fase di regressione culturale anche nella vita di tutti i giorni. Del resto, quando si sostituiscono televisione, videogiochi, computer, sms, i-pod al dialogo, e il linguaggio, per un’infinità di ragioni, diventa sempre più misero, quando non si fa più lo sforzo di comunicare i propri sentimenti e le proprie paure, inizia un’abitudine al silenzio, che è il silenzio dell’anima e del pensiero, una vera e propria violenza psicologica. La cultura, poi, è anche speranza: arricchisce e sostiene la virtù dei sentimenti, rappresentando ancora oggi un futuro di salvezza(…)Gli uomini che non si interrogano sull’«arte del sentimento femminile» perdono la possibilità di trasmettere qualcosa di essenziale alle generazioni future, in un vuoto e inconsistente narcisismo. Nella condivisione, nel dialogo della famiglia, negli affetti si costruisce l’interrogativo di senso della vita come risposta alle richieste dei figli, che apre il loro futuro e chiude le porte alla possibilità di perdersi. Se l’uomo non impara a contribuire al riconoscimento del valore femminile nasceranno generazioni morte, che non saranno sostenute né da valori morali né dal sentimento dell’amore. C’è un lamento femminile che va a pregiudicare il rapporto tra uomini e donne, in quanto la relazione viene spostata sul piano della fisicità, dimenticando la persona. Una sofferenza che deriva dalla delusione e dalla mancanza di prospettive. Sulla scena internazionale vediamo, invece, che le donne stanno diventando un fattore determinante, se non strategico, per ottenere il consenso femminile. Ma le donne che emergono offrono troppo spesso un’immagine ritagliata sul modello maschile, una sovrapposizione che non distingue, non riconosce il valore della differenza, perdente. La donna non deve rinunciare alle sue peculiari potenzialità, calpestandole con la convinzione che l’altro modello faccia vivere meglio.Oggi la società conosce la capacità delle donne di produrre ricchezza. Ma questa capacità è nata e si è sviluppata nella solidarietà e nella reciprocità verso la famiglia, portando a una donna sempre più autonoma. Quel che c’era da imparare lo ha imparato, è quello che è stato mortificato che rischia di non ritrovare più. Chi sostituisce il ruolo centrale della donna nella famiglia? Gli uomini dovrebbero recuperare una capacità superiore di relazione e pensare alla donna come a un’entità eccezionale, un essere speciale. E la donna deve essere forte di questa convinzione, valorizzando il suo «sentire», la sua capacità di «pre-vedere», che può dare contenuti ai legami affettivi e non andare incontro a una desertificazione del sentimento(…) Non uccidiamo l’angelo, che è presenza morale e che incarna una forza d’amore, che ha solo bisogno di essere compresa(…)

Pensieri molto cattivi

Scrivo di getto, d’istinto, per sfogo. Scrivo dopo aver visto che a firmare contratti sicuri sono soltanto quelli delle categorie protette. Scrivo dopo aver capito che se sei professionalmente e fisicamente integro ti ritrovi per la strada. Scrivo dopo aver pensato che se io o lui avessimo un handicap di qualsiasi natura potremmo avere una casa e forse dei figli. E non è un bel pensiero. Anzi, è un pensiero cattivo, cattivissimo! Ma siamo stanchi di vivere nel limbo, di darci da fare che tanto non serve a niente.
Siamo studi di dover chiedere aiuto ai nostri genitori che invece di fare i nonni sono costretti a passarci ancora la paghetta mensile per farci arrivare a fine mese. Loro non lo capiscono, loro che hanno comprato case, che hanno messo su famiglie cariche di figli, che hanno viaggiato, che sono riusciti a programmarsi il futuro. Loro forse non lo capiscono, però cercano di essere presenti, non tutti allo stesso modo, è chiaro, ma ci provano. Mentre noi siamo costretti a vivere da eterni adolescenti, impossibilitati a prendere decisioni autonome, che ancora nel "mezzo del cammin di nostra vita" dobbiamo chiedere a papà di fare da garante pure per comprare un tostapane. Mentre cerchiamo di rimanere a galla ci viene il pensiero che forse questa non è vita.

E a tutto questo si aggiunge il dramma del pane milanese, non ci si può sfogare manco con un cartoccio.
Di seguito una piccola dimostrazione pratica:


Stremata sul cuscino

Notte insonne, un velopendulo oscillando trema
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