Se parliamo di incubi Freddy Krueger è un dilettante…
Una rabbia incontrollata mi prende quando scopro che mio padre, senza aver consultato nessuno, ha deciso di barattare la nostra casa in campagna con una villetta piccola, insignificante e senza ricordi.
Come si possono buttare al vento trent’anni di vita per una soluzione di ripiego? Forse sarà una casa più ricca di dettagli ma sicuramente scomoda ed estranea per tutti. Lui non vuole sentire ragioni, la decisione è presa e non c’è altro da fare. La villetta distribuita su tre piani sarà la nostra nuova meta per le vacanze. Decido di provarci, allora le dedico maggiore attenzione. Scopro che quella casa in fondo potrebbe piacermi. E’ vero, ci sono, molte, troppe scale. Però è anche vero che le pareti e i pavimenti sono coperti di legno e questo rende la casa molto calda, ci sono un paio di camini e tanti piccoli gioiellini d’epoca. Piccole radio in radica, lampade anni ’40 e molti altri dettagli con cui io stessa l’avrei arredata. E poi le vetrate. Ogni parete è per metà di vetro trasparente, tutte le aperture danno sul mare. Siamo circondati d’acqua. E anche oggi che la giornata sembra non essere delle migliori il panorama è uno spettacolo di colori. Ci accorgiamo, io e i miei fratelli, che a sinistra della casa un torrente è straripato per la pioggia. Dalla montagna che si erge alle spalle della villetta viene giù un vero e proprio fiume. Sentiamo il rumore sempre più forte dell’acqua che corre verso il mare. ‘Non sarà pericoloso?’ chiedo. Loro non rispondono, io penso che in effetti tra noi e il fiume appena nato ci sono diversi metri. Non potrà mai arrivare fino a noi. Continuo a godermi la vista, il mare in burrasca e le nubi nere e minacciose. La pioggia si fa sentire bussando alle ampie vetrate. Dico a mio padre ‘Papà allontanati un po’ dalle finestre, mi sembra che stia iniziando a piovere più…’ non faccio in tempo a finire la frase che vedo passare sotto le nostre finestre i tetti delle case vicine. E’ nato un altro fiume. Adesso noi siamo al centro e adesso noi siamo davvero in pericolo. Cerco i miei fratelli con lo sguardo, sono ancora all’altra estremità della stanza, a contemplare quel fiume appena nato che ci sembrava innocuo. Mio padre è ancora vicino alla finestra che guarda alla montagna. Ed è dalla cima della montagna che inizia ad arrivare pioggia mischiata a fango, le vetrate si sporcano. Urlo a mio padre di allontanarsi da lì, invito tutti a salire velocemente all’ultimo piano. Imbocco la ripida scalinata di legno, non so se gli altri sono dietro di me, non so se mi stanno seguendo o se sono rimasti lì, troppo spaventati dal vedere il mare e la montagna che si incontrano con una inclinazione innaturale. Arrivo in cima alla scala, lì c’è il mio gatto che mi porge la testina per farsi accarezzare. Questo suo gesto così quotidiano mi tranquillizza, nonostante il rombo e la furia crescano. Non ho ancora visto V., so che è in casa ma non ci siamo ancora incontrati. Arrivo sul ballatoio e mi giro, dietro di me c’è un muro d’acqua altissimo che si avvicina ad una velocità impressionante ma a me sembra che vada a rallentatore. Non sarà di certo una sottile lastra di vetro a fermarla. Davanti a me invece c’è V., in piedi, di spalle e per nulla spaventato. Faccio un balzo in avanti, lo prendo per un braccio e gli dico ‘V., guarda…addio’. La casa trema, il pavimento trema, tutto trema ma io adesso sono serena. Fine della storia.





Ma il padre era il nostro? Non ce lo vedo proprio per fortuna a barattare la nostra cosa con un’altra.
Scale, acqua…insomma ci sono tutti gli ingredienti per chiamare Freud!
Sono comunque contenta di popolare anche i tuoi sogni, sempre insieme.