Appunti su Amleto

…..il principe di Danimarca dà al suo attore delle precise indicazioni di regia ostentando la sicurezza che soltanto un consumato regista teatrale potrebbe avere; che poi le indicazioni dicano tutto ed il contrario di tutto è soltanto un particolare, perché con la sua determinazione Amleto costringe l’attore a pensare che non possono esserci altri modi di dire quella battuta che non sia quella che gli ha suggerito. Da dove arriva questa sicurezza di Amleto? Come fa a conoscere così bene il meccanismo teatrale? E’ frutto di una sua passione privata per il teatro? Lo ha studiato a Wittemberga? O è la sua origine, il suo contesto quotidiano che lo ha trasformato in un uomo di teatro? Laerte dice ad Ofelia di stare molto attenta al principe Amleto, di non credere troppo alle sue parole, perché lui non è padrone del suo destino, perché ha dei doveri, degli obblighi che deve assolutamente rispettare. Deve trovare la giusta misura in tutto perché in qualità di principe di Danimarca è costretto a vivere al centro di un palcoscenico illuminato. Quindi, anche Amleto sta recitando una parte o almeno è questo quello che tutti si aspettano da lui. Ma sin dalla sua prima apparizione Amleto si mostra come colui che vuole scardinare il sistema. Il suo dolore, dice alla madre, è dolore un vero. Non c’è nulla di costruito, anche se le manifestazioni esterne sono tutte “recitabili”, quello per la morte di suo padre è un dolore autentico e profondo. Allo stesso modo molte scene dopo Claudio chiederà a Laerte se quello che lui manifesta per suo padre sia un dolore autentico e sentito. La condizione naturale, dunque, per chi sta a corte è quella di recitare una parte, di sostenere un ruolo.
Ci sono dei momenti durante il dramma in cui i personaggi sono costretti a recitare su un doppio livello, e lo fanno per scoprire le cause della follia di Amleto.
Polonio agisce in parallelo, anche lui tenta di fare il regista ma gli va male. Dirige Ofelia, dirige la regina. Ma il suo metodo ha una falla; si affida all’esteriorità. Mentre, infatti, Amleto suggerisce al suo attore di trovare la verità all’interno delle proprie passioni, di scavare dentro la propria anima per riuscire ad esternare la “natura”, l’unico suggerimento che Polonio dà ad Ofelia è quello di tenere un libro tra le mani per rendere più naturale il momento in cui incontrerà Amleto. Polonio si costruisce il suo sipario nascondendosi dietro ad una tenda ma Amleto lo “percepisce” tutte e due le volte. Forse perché nelle situazioni che Polonio ha costruito manca qualcosa, manca la vita. Amleto ferma la voglia di “fare spettacolo” del vecchio consigliere nell’unico modo possibile, uccidendolo anche se involontariamente. La morte di Polonio è una svolta, è l’inizio della fine, il primo tassello della costruzione che compone la corte che cade.
Da lì il cortocircuito nella mente di Ofelia! Ma la morte del padre è solo la goccia che fa traboccare il vaso, l’alienazione di Ofelia è iniziata da prima, proprio da quando il padre l’ha costretta a respingere Amleto ed a recitare una scena che era lontana dalla sua natura. Ofelia è il doppio femminile di Amleto, vive il sentimento per lui in modo totale ed ingenuo. Le è difficile pensare che dietro le parole di Amleto ci sia la falsità perchè lei stessa non ne sarebbe capace. Ma Ofelia non ha la stessa forza di Amleto quindi nel momento in cui tradisce Amleto, tradisce se stessa e perde la ragione. Ofelia nella sua follia è specchio di Gertrude, è quello che Amleto avrebbe voluto fosse sua madre nel dolore. Il rifiuto della vita che si trasforma il follia prima e nel desiderio di morte poi.




Eeh Amleto (e che dire di Claudio
), anche se recitavamo da cani, certe scene, certi dialoghi, mi facevano venire i brividi