Parlare e condividere, condividere e parlare.

Forse qualcuno potrebbe non crederci ma dopo la batosta elettorale del 2008 la mia passione per ‘la politica’ e per la res publica era un po’ scemata. Ho vissuto ripiegata su me stessa perchè questa politica aveva e ha troppe troppe ripercussioni sulla mia vita privata. Ritirarsi a meditare era l’unica condizione possibile per rimanere a galla. Il mio canto del cigno fu questo post, poi sviluppato e  pubblicato su Rosalio , nell’Aprile del 2008.

Vi riporto la versione integrale:

Mi dimetto da siciliana!
Questa volta sul serio; ho cercato di resistere, ho mantenuto la mia residenza anagrafica a Palermo perché volevo ancora essere parte di un ipotetico progetto di riscatto. Volevo poter dire la mia su quello che succedeva nella mia città, nella mia regione. Adesso basta! Perché non ne vale la pena, perché non c’è nessun motivo per cui io debba continuare a sperare e a lottare per qualcuno che non ha alcuna voglia di farsi salvare. Domani cambierò la residenza, poi forse mi farò trasfondere del puro sangue padano; perché io quelli che al Nord votano Lega li capisco. Li capisco benissimo! Hanno da difendere la ricchezza costruita nel passato, quella che costruiscono giorno dopo giorno nel presente, quella che costruiranno nel futuro ed è naturale che vogliano disfarsi di regioni che campano sull’assistenzialismo. Riesco pure a capirli, anche se con molto sforzo, quando votano Lega per assecondare la loro xenofobia; quando vogliono cacciare lo straniero perché a volte, loro visi pallidi, diventano la minoranza.
Scendendo un po’ più a sud capisco quelli che in Campania hanno deciso di togliere il loro voto alla sinistra, perché da mesi vivono una situazione di disagio estremo ed era giusto che fosse così.
Capisco tutto, soltanto le dinamiche siciliane mi sfuggono.


Noi non abbiamo niente da difendere; non abbiamo nessuna ricchezza, né passata né presente né, a mio modo di vedere, futura. Non abbiamo servizi, non abbiamo ferrovie, non abbiamo ospedali, non abbiamo infrastrutture, non abbiamo neanche lontanamente le basi per creare sviluppo. A volte ci mancano le più elementari regole di civiltà. Eppure, quelli che ci governano, male, da anni restano saldamente ai loro posti. Sia ben chiaro, non sto parlando di schieramenti, non parlo né di destra né di sinistra, parlo di risultati. Parlo di evidenti disservizi, parlo dei nostri numeri che ci tengono ancorati al fondo di tutte le classifiche, parlo di disoccupazione cronica. Parlo di quel paradosso che ci ha visto cacciare Cuffaro, occupare le strade e le tv travestendoci da cannolo per esorcizzare lo spettro di ciò che ci sembrava il male e che si è risolto attribuendo al suo naturale successore un consenso ancora più vasto. Allora, la conclusione mi appare evidente, il siciliano ama vivere così, nella totalità inconsapevolezza, senza alcuna capacità critica. Per questo mi dimetto da siciliana, perché io so di non essere così. Perché so di essere diversa dal quel 65% che ha votato per una presunta autonomia. Sono diversa perché io non voglio sopravvivere o vivacchiare o tirare a campare, come quel 65% si accontenta di fare, io voglio vivere! Voglio decidere pure, questo sì in modo autonomo, in che modo farlo; non voglio che siano altri a decidere per me! Non voglio che sia quella maggioranza di cui non faccio parte a stabilire che io debba vivere, vivacchiare, tirare a campare, come loro. La mia non è una resa, è una presa di coscienza. Non voglio passare il mio tempo a pensare a come le cose in Sicilia possano essere migliorate perché, pur lamentandosene, la maggioranza dei siciliani vuole fortemente che le cose rimangano sempre uguali. Ho la fortuna di essere lontana, di poter prendere le distanze da quello a cui ormai sento di non appartenere più; voglio però esprimere la mia solidarietà a quel 32/33% che ha cercato di cambiare le cose e che si trova, adesso, con un pesante fardello da sopportare. Io, per quel che mi riguarda, mi toglierò il vizio assurdo di pensare che chissà, forse, magari un giorno potrei tornare a vivere lì dove sono nata.

Fermo restando che riscriverei allo stesso modo ogni singola parola, oggi penso di aver ritrovato la voglia di parlare e di condividere perchè credo che sia l’unica arma che ci rimane.
Buttarla via sarebbe un vero spreco!

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