Il funerale di Vianello, Berlusconi e la propaganda
Oggi voglio fare la casalinga di Voghera e raccontarvi del funerale di Raimondo Vianello. C’era un chiesa ultramoderna, una bara, una vecchietta disperata ed un anziano imprenditore che tentava di consolarla. Nulla di strano, la vecchietta era Sandra Mondaini, l’anziano imprenditore era Silvio Berlusconi che, per tanti anni, ha prodotto ‘Casa Vianello’. Per la prima volta da 15 anni a questa parte mi è sembrato che le azioni di Berlusconi non fossere pilotate da secondi fini. Per la prima volta mi è sembrato sinceramente commosso e sinceramente vicino alla Mondaini. Approfittarsi di una vecchietta malata e addolorata sarebbe stato davvero troppo. Per una volta Berlusconi mi è sembrato trasparente e già mi sentivo un po’ in colpa per questo! Per fortuna a rimettere le cose al posto giusto ci hanno pensato i registi e i commentatori della funzione. Partiamo dai commentatori, Elena Guarnieri e Nonricordocomesichiama, giornalisti (?) del TG5.
All’inizio i due sembravano un po’ indecisi sul taglio da dare: meglio lasciare spazio al ricordo di Vianello o al cordoglio di Berlusconi?
Il dubbio lo hanno sciolto in tre minuti dando ovviamente la precedenza al premierpresidentedelconsiglio e al suo dolore. Perchè il premier……
“è sinceramente commosso, il premier cerca di consolare Sandra, il premier le accarezza i capelli, il premier non si è staccato un secondo dalla vedova, il premier è lì vicino al feretro, il premier li ha fatti lavorare per trenta anni, il premier chiamava Raimondo tutte le sere”.
Per non essere da meno il regista ha sostenuto il commento regalando a Berlusconi carrellate, primi piani, panoramiche, mezzi primi piani, piani americani per tutta la durata della celebrazione. Poi, per fortuna, è arrivato Pippo e per un attimo l’attenzione si è spostata su di lui e sulle sue parole per il povero Vianello. La bara è poi stata caricata sul carro funebre, o almeno credo, perchè anche fuori dalla chiesa tutte le telecamere erano puntate su Silvio Berlusconi e i maxischermi rimandavano la sua immagine che ricadeva sulle centinaia di persone presenti sul prato artificiale di Milano2. Non ho potuto fare a meno di pensare che senza questa macchina celebrativa che lo sostiene in qualunque momento Berlusconi non sarebbe nessuno. Però la macchina celebrativa esiste e credo che in certe circostanze si muova in maniera autonoma, senza un disegno preciso che arrivi dall’alto.
Penso anche che questi ‘professionisti del giornalismo’ hanno maciullato la dignità di una professione e che quando tutto questo passerà il valore di un giornalista non sarà lo stesso di trenta anni fa. E la cosa mi deprime!
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sottoscrivo, la macchina forse non è più diretta ma spontanea… tutto l’ambiente è costruito e cucito su di lui. E’ stato bravo. Il nano.