Mia madre, il ministro Castelli e il pessimismo di noi ‘ggiovani’ quasi quarantenni.
Cara mamma,
ieri sera guardando Anno Zero ho scoperto con orrore e sgomento che tu e l’ex Ministro Castelli avete qualcosa in comune; una visione completamente distorta della realtà in cui la mia massacrata generazione si trova a vivere.
Alla precaria siciliana che raccontava il difficile vissuto quotidiano lui ha risposto parlando di ottimismo e dei ‘sacrifici’ che anche la vostra generazione ha fatto in passato.
Cara mamma adesso devo per forza spiegarti, nuovamente, che esiste qualche piccola differenza tra quello che voi chiamate ‘sacrificio’ e quello che noi chiamiamo ‘non riuscire ad avere un progetto di vita’.
Vorrei partire da alcuni esempi pratici mettendo a confronto le nostre vite.
A 18 anni hai finito la scuola, diploma alle scuole magistrali, ti sei iscritta all’università, hai frequentato qualche lezione e poi hai scelto di lavorare.
A 21 anni ti sei sposata.
A 23 hai avuto il tuo primo figlio. Intanto papà provvedeva a mantenerti e la tua mamma che abitava nelle vicinanze ti aiutava nella gestione della casa e del pargoletto.
Quando avevi 29 anni sono arrivata io. Nel frattempo avevi iniziato ad insegnare, tu e papà avevate comprato il vostro primo appartamento e la nonna, rimasta sola, si era trasferita da voi consentendoti di tornare a lavorare tranquillamente. Non hai dovuto cercare un nido a cui affidare i piccolini strappati al sonno.
A 34 anni hai avuto la tua terza figlia e l’appartamento da 90 mq non andava più bene quindi tu e papà avete deciso di prendere una casa più grande in cui ognuno di noi avesse più spazio. E così è arrivato anche il secondo appartamento da 140 mq in un palazzo appena costruito.
Poco dopo, stanchi di girare per hotel e case in affitto durante le torride estati siciliane tu e papà avete deciso di comprare una enorme casa al mare. E così è stato, da 25 anni abbiamo il nostro buen retiro su due piani in uno dei luoghi più incantevoli della costa trapanese.
Adesso, per punti, ti illustro la mia vita.
A 19 anni mi sono diplomata, liceo classico of course perché mi era stato detto che senza laurea non avrei mai fatto nulla nella vita e a 13 anni è difficile capire cosa è bene e cosa è male.
Mi iscrivo all’università, sbaglio facoltà, non ho un metodo di studio, insomma tra una cosa e l’altra resto impelagata e bloccata a Palermo fino ai 30. Colpa mia, lo so. Il mio più grosso rammarico, ho perso tempo in una cosa che poi, in fondo, mi è servita a ben poco.
Poi decido che a Palermo non avrò mai la possibilità di essere libera né di provare a fare quello che voglio. Quindi mi trasferisco a Milano. Adesso lavoro, di anni ne ho 35. Ho un contratto a progetto. Non ho idea di cosa sarà di me tra 12 mesi. A fine contratto non avrò una liquidazione; non ho diritto ad ammalarmi, anzi se mi rompo una gamba e mi assento per un tot di giorni il mio contratto salta e dovrò ricominciare a cercare. Quando si dice ‘la salute prima di tutto’ eh? Nonostante questi piccoli dettagli amo il mio lavoro e potrei definirmi esagerando un po’ ‘una persona di successo’ che ha avuto piccole grandi soddisfazioni e tante dimostrazioni di stima….almeno quelle! ![]()
Convivo, il mio compagno di anni ne ha 33. Da 5 lavora in un settore che dovrebbe dargli un minimo di garanzia, invece lui di garanzie non ne ha. Dopo tre anni di onorato servizio presso un prestigioso istituto bancario, proprio ieri, lo hanno fatto fuori con un ‘preavviso’ di mezza giornata. Da lunedì ricomincia a cercare. Intanto ci ritroviamo monoreddito! Questo significa che dovrà accontentarsi di quello che arriva perché la vita reale, quella di oggi , del 2010, non è dover pagare il mutuo della prima o della seconda casa, non è dover pagare le rate della macchina, non è dover pagare la pelliccia. La vita reale è pagare l’affitto il prossimo mese, pur non sapendo dove sarai effettivamente tra un mese. La vita reale è ricoprire ruoli di responsabilità e non contare cmq nulla; è sapere che se lavori male ti fanno fuori in 24 ore ma che faranno lo stesso anche se lavori bene perché non esiste alcun tipo di riconoscimento né di tutela per quello che fai. Nessuno di noi chiede ‘il posto fisso’ come si usava ai vostri tempi, vorremmo soltanto che ci venisse concessa la possibilità di avere un minimo di certezze e di dignità.
Possibili soluzioni? Mettersi in proprio? Fare impresa? Certo ci sta anche quello ma non tutti hanno la stessa predisposizione a lavorare in modo autonomo. E se tutti i precari di oggi si mettessero a fare impresa quale sarebbe il risultato?
La vostra generazione ha lavorato ma i frutti del lavoro che avete svolto, adesso, sono tangibili; tanto da essere diventati i veri ammortizzatori sociali del 2000.
Non è colpa vostra se non capite, purtroppo la vostra esperienza è troppo diversa dalla nostra o forse eravate più incoscienti. Sta di fatto che tu e papà, come tutti i genitori dei miei amici, avete avuto la possibilità di comprare una casa e di realizzare un progetto senza dover chiedere niente a nessuno.
Ieri Castelli ha detto alla ‘giovane’ siciliana che sapeva soltanto lamentarsi; invece vi si chiede soltanto di aprire gli occhi.
Tu mi hai insegnato l’importanza dell’essere autonomi; pensi che adesso potrei mai accettare da parte vostra un aiuto per mantenere quel figlio che non potrò mai permettermi?




Anche io ho provato sincero fastidio nel sentire le parole di quel gentiluomo all’insegnante siciliana. Non approvo tutto quello che dice Travaglio ma è sempre tremendamente documentato, e anche in passato ha fatto pelo e contropelo al Signor Ministro, a sua volta perfetta rappresentazione di quel tipo di gente che ci ha lasciato in eredità questo disastroso mercato del lavoro (provate a leggere su Wikipedia digitando il suo nome, con beneficio di inventario e se volete cercate le sentenze).
Perfetta incarnazione di quella politica che non appena ci si azzarda citare la vita reale di cui parli nel tuo post inizia a sbraitare, perché loro hanno vissuto e vivono in tutt’altro modo. E non voglio fare populismo, dico solo che è vergognoso sentire da un alto rappresentante dello Stato simili sciocchezze rivolte ad una donna, una qualsiasi come noi.
Ci mancava solo il “ma va là” di Ghedini a farmi venire un travaso di bile.
Ma non ho la minima intenzione di dar loro questa soddisfazione. Lo so che persone di quel tipo la avranno sempre vinta, e spesso mi guarderanno dall’alto in basso. Ma non sarò come loro.
Anche io, spesso mi stanco di sentire fare certi discorsi ai miei genitori ma è anche “giusto” che li facciano, è normale che ci dicano delle cose basandosi sulle loro esperienze di vita, anche se dentro di loro capiscono, secondo me.
Bello il nuovo sito e il post, che fa pensare sul nostro traballante futuro.
Certo la performance di Castelli mi ha dato molta amarezza, soprattutto in questi giorni, ma di pura (bassa) speculazione politica si tratta. Molto diversa è la “non comprensione” dei genitori che, io penso, è nella natura sana delle cose. È la verbalizzazione dell’auspicio di ogni genitore:”mio figlio con una vita più facile della mia” fa parte del DNA dell’uomo…..poi c’è la realtà. E’ anche inutile fare paragoni, hanno avuto, soprattutto nell’infanzia, disagi che noi riteniamo addirittura inaccettabili del vivere civile, e come dici giustamente, una dose di incoscienza e di propensione al rischio che noi ci sogniamo. Lo sai bene che quel percorso che descrivi non è stato così lineare e sereno come potrebbe apparire, ma parliamo dell’oggi. Io sono stato più fortunato, forse avevo un metodo di studio, però quel metodo mi permette di analizzare con lucidità la situazione e capire che le aziende per le quali lavoro tra qualche anno, se la tendenza rimarrà la stessa, avranno la testa in Inghilterra e le braccia in India o in Cina, che farò allora? Non ci voglio neppure pensare. E in Italia che faremo? I consumatori, ma non si capisce con quali soldi. Avere delle minime garanzie, avere un riconoscimento della proprià dignità, poter progettare il futuro, avere delle risposte sono diritti sacrosanti ma il problema è che è proprio scomparsa l’entità erogatrice e garante di questi diritti. Chi dovrebbe fare qualcosa? Le aziende? Impossibile sono fondate sul principio del profitto, la religione? Si occupa d’altro, lo Stato? La Costituzione? Parole astratte, il Governo? Non può nulla, anche il più caimano dei leader non può far altro che ratificare le leggi della competizione globale, pena un declino ancora più rapido di quello in corso. Viviamo per fortuna in un mondo senza più autorità, il prezzo è che non ci sono più risposte, non sappiamo neppure con chi prendercela! Forse nel futuro saremo costretti a rassegnarci, siamo nati in un mondo di competizione sfrenata, siamo nati in Italia e l’Italia la competizione l’ha persa. Punto, fine, come chi nasce in Macedonia o nel Bangladesh, ci si arrabbaterà per sopravvivere. Il signor Castelli omette alcuni piccoli particolari: darsi da fare, lavorare 14 ore al giorno, essere ottimisti a Lecco può portare a dei risultati, a Palermo o a Vibo Valentia porta come minimo ad essere presi in giro, ma ormai la questione meridionale non è più di moda. Omette di dire che lui sta seduto al tavolo di un governo che fa andare via gli esuberi di Alitalia con 7 anni di stipendio per pure ragioni di propaganda. Se devo dirla tutta neppure la precaria Palemitana mi ha convinto, mi è sembrata molto diversa da te a dal tuo compagno, e forse Castelli l’ha fiutato. Ha scommesso sul diritto al posto fisso, ha perso la scommessa e adesso si sente defraudata, ho un pregiudizio, lo confesso, vorrei vedere la casa di questa tizia…secondo me è come minimo il doppio di quelle in cui viviamo noi…..ma potrei sbagliarmi.
No, di sicuro non sono come la precaria palermitana di Anno Zero ma è una questione di scelte. Se lei ha puntato sul posto fisso probabilmente è perchè, considerate le origini, non sembrano esserci altre alternative se non la fuga. Per alcuni cambiare città, perdere il sostegno quotidiano della famiglia e la casa da 120 mq è molto più traumatico che avere una vita all’insegna della sussistenza. Ma, ripeto, sono scelte di vita e schemi mentali radicati; come quando ti chiedono ‘paghi 800 euro di affitto? ma ti conviene stare a milano e non a palermo?. Certo che mi ‘conviene’, nonostante tutto! Fermo restando che Castelli non è l’uomo della strada’, per cui il suo intervento ad Anno Zero è assolutamente inadeguato, vorrei cmq dargli il beneficio del dubbio: se la sua non fosse speculazione politica? Se il suo invito ad ‘andare a lavorare’ rientrasse in una interpretazione errata della realtà? E’ per questo che lo accosto alla mamma (indico lei per identificare tutta una generazione ovviamente) e a tutti quelli che continuano a consigliarci ‘concorsi pubblici’, posti fissi accusandoci, intanto, di non sapere neanche cosa sia ‘il sacrificio’.
Se davvero non si rendessero conto?
Finita qui per caso… Mooolto carino!
Il mio commento? In bocca al lupo ragazzi! Buona fortuna davvero! (E mentre la auguro a voi, la auguro un pò anche a me!)
Roberta
Sono qui per caso anch’io, ma ho il sospetto che tornerò.
Anch’io avrei volentieri dato alcune risposte al signor Castelli.
Splendido post, cara concittadina.
=)
Grazie!
beh se mi autorizzi vorrei copiare il tuo post inserendo chiaramente riferimenti e link al tuo blog, perchè sei riuscita a scrivere quello che mi gira in testa da un po’…
Linkami pure!
Bellissimo post: perchè non lo pubblichi su Rosalio?
Fino ai primi anni ’90 avevamo tutti una consapevolezza: l’anno che veniva sarebbe stato migliore di quello che passava … poi abbiamo imboccato la fase discendente …
Grazie Donato…Su Rosalio non so…dovrei chiedere all’eminenza grigia che lo governa!