Essere meno

Ho un difetto, grossissimo. Mi faccio troppe domande.
Per anni ho pensato che fosse un pregio, una qualità; oggi mi rendo conto che farsi troppe domande è una brutta malattia. Gli altri ti guardano come se tu fossi un appestato o un povero stronzo. Ma guarda questa che invece di schivare i colpi e camminare a testa bassa cerca ancora di capire. Capire cosa? Capire chi?

Mi piace capire le cose che faccio: se so cosa sto facendo la faccio meglio e sento di avere uno scopo.
Mi piace, nonostante la mia rinomata misantropia, capire le persone. Avere empatia per qualcuno e spesso, in questo, esagero.
Ma non riesco ad accontentarmi dell’istinto: cerco di capire, cerco di comprendere, di trovare una spiegazione a ogni comportamento, ad ogni atteggiamento.
Non si direbbe ma dò sempre una seconda possibilità.
E poi, prima di tutto, cerco di capire me stessa. Quando penso di esserci riuscita mi accorgo di colpo che invece non ho capito proprio nulla. E ricomincio a cercare ma nel frattempo è successo qualcosa che mi ha fatto cambiare, allora quello che valeva prima non vale più.
Lo ammetto, è stancante.
Soprattutto se questa tela, come faceva Penelope, continuo a sfilarla giorno dopo giorno.

Il mio pensiero va soprattutto alle persone che mi stanno accanto, che cercano di guarirmi da questa malattia spingendomi ad essere meno.
Essere meno presente, essere meno lucida, essere meno punto e basta.
Ci provo, davvero, ci provo… e se non riesco…abbiate pazienza.

6 Commenti a “Essere meno”

  • Panormino scrive:

    e invece è una qualità!

  • Valeria scrive:

    e non devi riuscirci, se lo facessi sarebbe un peccato!!
    Tu “sei Più”.. e chi ti conosce meglio questo lo sa ed è per questo che ti stima e ti vuole bene.
    NOn permettere mai a nessuno di schiacciarti

  • ortophon scrive:

    Essere come? Addormentato, ipnotizzato, spento? Essere chi? Quello di ieri, di oggi, di non si sa quando una volta forse? Cos’è un centro di gravità permanente? Me lo chiesi tanti anni fa. Ti giro questo link, sento di farlo e pazienza se il pezzo non ti piacerà.

    http://www.youtube.com/watch?v=BiPlq4pQvTU

  • Stanton scrive:

    Orto..invece mi è piaciuto! :)

  • tosoru79 scrive:

    che bello, praticamente mi sono letta!

  • ortophon scrive:

    Dato che ti è piaciuto mi permetto di proseguire, magari sul FB così ci guardiamo in faccia :-)
    ***
    Hai toccato un punto nodale, davvero difficile da districare, mi ci sono arrovellato sopra per anni e anni. Da una parte essere presenti, lucidi, in una parola “attenzione”.
    ***
    Riporto un dialogo del film Perduto Amor, se te lo sei perso non hai perso molto :-) L’autore-regista è tanto per cambiare FB (non quello di prima, l’altro del post precedente). Parla la maestra della sartoria a una delle allieve che ha sbagliato una cucitura: “Il cucito è arte dell’attenzione. Il tuo indice destro che doveva controllare la giusta tensione si addumiscìu. A te ti pari’na cosa di nenti ma per la manica è un grande difetto. Noi invece lavoriamo per correggerli, i difetti. Dovete sapere che in questo lavoro la concentrazione è determinate. E’ come una specie di lente d’ingrandimentu che vi farà vedere le imperfezioni. Bisogna essere calmi, comu a superfici di’n lagu, e veloci comu’o focu.”
    ***
    L’attenzione è una facoltà preziosa, purtroppo per noi ci identifichiamo con essa, cioè riteniamo di “essere” perché siamo attenti. C’è del vero ma non è proprio così, l’attenzione è solo uno strumento. C’è altro da fare e se non scegliamo di farlo noi consapevolmente … e chi ci pensa? Io non ci ho pensato, ero troppo orgoglioso … ci pensa la vita in modo cieco, ottuso. Cosa resta da fare? Diverse cose. Primo passo rompere il meccanismo dell’identificazione. Non so perché ma ciò porta invariabilmente nella contrada dell’umiltà, accidentata e scabra, praticamente un deserto. In questa contrada si è costretti a rinunciare a una parte di sé stessi, non ottusamente come sembrano chiedere gli altri attori del palcoscenico della vita, ma prestando la massima attenzione all’ambiente, al nostro percorso, alle ferite che ci procuriamo o che ci procurano, per comprendere le cause e gli effetti della nostra presenza nel modo. Le ferite al nostro ego si rimarginano presto per vari motivi, sia perché abbiamo degli ammortizzatori con cui giustifichiamo i nostri errori e condanniamo gli errori altrui, sia perché l’ego per sopravvivere (non possiamo farne a meno) automaticamente si rimpicciolisce, o viceversa – caso peggiore – assume forme mostruose se lo alimentiamo con impulsi di fanatica megalomania. Le ferite al nostro cuore possono essere lenite dal balsamo dell’amore cosmico, non è difficile ottenerlo ma non è in commercio. Con i più migliori auguri. Giovanni

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