Pensieri molto cattivi
Scrivo di getto, d’istinto, per sfogo. Scrivo dopo aver visto che a firmare contratti sicuri sono soltanto quelli delle categorie protette. Scrivo dopo aver capito che se sei professionalmente e fisicamente integro ti ritrovi per la strada. Scrivo dopo aver pensato che se io o lui avessimo un handicap di qualsiasi natura potremmo avere una casa e forse dei figli. E non è un bel pensiero. Anzi, è un pensiero cattivo, cattivissimo! Ma siamo stanchi di vivere nel limbo, di darci da fare che tanto non serve a niente.
Siamo studi di dover chiedere aiuto ai nostri genitori che invece di fare i nonni sono costretti a passarci ancora la paghetta mensile per farci arrivare a fine mese. Loro non lo capiscono, loro che hanno comprato case, che hanno messo su famiglie cariche di figli, che hanno viaggiato, che sono riusciti a programmarsi il futuro. Loro forse non lo capiscono, però cercano di essere presenti, non tutti allo stesso modo, è chiaro, ma ci provano. Mentre noi siamo costretti a vivere da eterni adolescenti, impossibilitati a prendere decisioni autonome, che ancora nel "mezzo del cammin di nostra vita" dobbiamo chiedere a papà di fare da garante pure per comprare un tostapane. Mentre cerchiamo di rimanere a galla ci viene il pensiero che forse questa non è vita.
Siamo studi di dover chiedere aiuto ai nostri genitori che invece di fare i nonni sono costretti a passarci ancora la paghetta mensile per farci arrivare a fine mese. Loro non lo capiscono, loro che hanno comprato case, che hanno messo su famiglie cariche di figli, che hanno viaggiato, che sono riusciti a programmarsi il futuro. Loro forse non lo capiscono, però cercano di essere presenti, non tutti allo stesso modo, è chiaro, ma ci provano. Mentre noi siamo costretti a vivere da eterni adolescenti, impossibilitati a prendere decisioni autonome, che ancora nel "mezzo del cammin di nostra vita" dobbiamo chiedere a papà di fare da garante pure per comprare un tostapane. Mentre cerchiamo di rimanere a galla ci viene il pensiero che forse questa non è vita.
E a tutto questo si aggiunge il dramma del pane milanese, non ci si può sfogare manco con un cartoccio.
Di seguito una piccola dimostrazione pratica:




già….anche l’espressione “guadagnarsi il pane” in questo contesto assume sfumature tragiche
Quanto vale una bella scaletta!
Pane modello polvere di stelle, dato il prezzo.Ma tu non te lo comprare ‘sto pane, caso mai fattelo in casa, se vuoi ti spiego come fare
non ci vuole molto. Per il resto che ti posso dire, Stanton? Mi sono trovato nella tua situazione alla tuà età, poi le cose sono girate meglio ma erano altri tempi … ho dovuto comunque rinunciare a qualcosa per trovare qualcos’altro.
Abbiamo la macchina per fare il pane grazie ai punti fedeltà Esselunga….
Zio Orto che mi devi dire? Il guaio è che io e tutti quelli della mia generazione stanno rinunciando a tutto…non soltanto a qualcosa..e non parlo soltanto di cose materiali.Quella del “precario” è una condizione mentale…e non sto rivendicando un posto fisso, sia ben chiaro!
Giusto. Quella del precario è una condizione mentale. Ed è anche devastante. Soprattutto quando superi i 30 e ti accorgi che secondo i tuoi datori di lavoro sei troppo vecchia per aspirare a un posto qualunque che non sia in un call-center (in alternativa alla scrittura, ovvio…).
Sarà pure vero che si deve sperare che le cose andranno meglio, ma sperarlo con i soldi dell’affitto sul conto potrà mai ammazzare la nostra dignità?
Julka il concetto era proprio quello…anche se credo di averlo espresso malissimo nel commento che ho scritto prima di questo! Ma che lingua era la mia??? Soffroooo lo stress!!
La cosa triste e che qyella che stiamo facendo non è vita, ma sopravvivenza!
Non puoi restare indifferente al fatto che se ti laurei, ti sei comportato onestamente, esegui tutti i tuoi obblighi morali resti in mezzo alla strada, se invece hai un problema qualsiasi hai diritto al lavoro! ma qeusto è il meno peggio, loro non hanno colpe, è giusto che vadano aiutati, è semplicemente sbagliata la politica delle aziende e il nostro sistema italiano di posti riservati!! La cosa che fa incazzare davvero e che se sei stato in carcere, hai rubato, hai incediato cassonetti, occupato suolo pubblico, fatto cariche, casino in mezzo alla strada, detto uto uto uto il sindaco e cornuto hai DIRITTO ad un lavoro stabile ed una bella casa popolare!
Se mai avro un figlio lo faccio fermare alla terza media e poi a fare il picciottello da qualche parte!!
Non credere che i genitori non capiscano:capiscono e soffrono perche’ vorrebbero vedere i figli soddisfattti e felici e che abbiano realizzato i loro sogni.
Ragazzi tenete duro,perseverate nei vostri intenti,non demordete.La vita vi deve molto perche’ molti di voi si sono impegnati al massimo per intraprendere la la strada che vi augurereste per la vitalavorativa.
Noi ci siamo sempre per voi!
ma i tempi
Mi pungi su vivo: oggetto di discussione mai chiarita del tutto con un’amica: lei, categoria protetta in quanto “orfana di guerra”, nel senso che il padre è morto (quando lei aveva 19 anni) a settanta e passa anni a causa di una malattia contratta durante la seconda guerra mondiale, che lo ha reso invalido, ma non al punto da non potere essere assunto poi alla forestale e continuare a lavorare, quindi per la famiglia pensione di lavoro e pensione di guerra e pensione di invalidità. Io, invece, orfana da quando ho 4 mesi, perchè, perchè mio padre è morto di cancro (a 41 anni), e non servendo la patria. Peccato che lui, la guerra, non l’ha fatta perchè era un bambino, mica un disertore.
Niente da dire sulle opportunità delle categorie protette, la morte è morte, l’invalidità è invalidità. ma rendere istituzionale morte e sofferenza di serie A e serie B è qualcosa che uno stato moderno non dovrebbe mai permettere.
Scusate lo sfogo,
stanton, hai, ancora una volta, tutta la mia comprensione…
baci
anonima sicula