Nel paese delle meraviglie
Detesto chi si piange addosso, chi si atteggia a vittima del sistema. Io, per me, non ho mai cercato alibi, ogni mio insuccesso è stato frutto di un mio errore, di una mia lacuna, di una mia incapacità. Al contrario i successi ottenuti spesso mi sono sembrati molto più di quanto meritassi. Fondamentalmente non credo ai complimenti, soprattutto se a riceverli sono io. Ed è per questo che fino a pochi anni fa mi sono preclusa la possibilità di esprimermi nelle cose che pensavo mi riuscissero meglio. Scrivevo ma non facevo leggere a nessuno, creavo ma soltanto per me. Andavo in teatro e agognavo di muovermi dietro le quinte. Andavo al cinema e sognavo un giorno di farne parte, in qualunque modo. Agognavo e sognavo ma ne restavo fuori perché temevo di essere respinta da un mondo che mi sembrava perfetto e che di una come me non avrebbe saputo cosa farsene.
Per una serie di circostanze fortuite riesco un giorno a mettere piede in teatro. Entro in quel meccanismo meraviglioso fatto di fatica, prove e sudore. Ma anche di invidie, scontri e dissidi taciuti. Quel mondo che mi sembrava perfetto, fatto soltanto di arte mi respinge, o meglio sono io che respingo lui perché non è ciò che credevo fosse. Io ero lì per l’arte, piena di entusiasmo, capace di rimanere dieci ore seduta ad ascoltare sempre la stessa scena,ero la prima ad arrivare e l’ultima ad andarsene, ero felice anche di correre al bar più vicino a prendere il caffè per tutti, ero pronta a sostituire l’attore malato o a rimanere sdraiata per terra delle ore per suggerire le battute a quello smemorato. Gli altri no, gli altri erano lì per la diaria, per i contributi, perché non avevano di meglio da fare.E la loro frustrazione si trasformavano in tensioni più o meno manifeste.
Così per evitare che i cocci del mio sogno infranto mi ferissero ancora di più decido di eclissarmi.
Mollo tutto e mi rimetto a studiare seriamente! Per la prima volta mi ritrovo in una piccola aula universitaria con altri appassionati di cinema. Siamo un po’ dei pionieri perché per la prima volta il corso di Storia del Cinema non deve essere mutuato da un’altra facoltà. Anche Lettere e Filosofia apre a Meliès ed Eisenstein. C’è entusiasmo, c’è voglia di fare e di confrontarsi. C’è solidarietà e si scrive, si preparano progetti e cortometraggi. Ne faccio qualcuno anch’io, uno in particolare piace ed anche parecchio. Arrossisco mentre ricevo complimenti e un po’ ci credo, tanto che decido di fare il grande salto. Lascio Palermo che in fondo è pur sempre una realtà piccola e lontana da tutto.
E poi io non conosco nessuno, non faccio parte di nessun giro importante e non ho un cognome che conta. Forse fuori, forse a Milano le cose potrebbero andar meglio, forse lì saranno le mie capacità ad aprirmi la strada e adesso che un po’ ci credo avrò la forza di farmi avanti.
Inizio a frequentare un corso superspecializzante di cinema e tv; e scrivo-filmo-faccio esami-cerco di sopravvivere in mezzo ad una concorrenza spietata e sleale, a gente che prima ti chiede “Cosa fai?” e soltanto dopo “Come stai?”. Cerco di non guardare quello che mi sta intorno, vado avanti per la mia strada, riesco ad ottenere dei risultati anche senza stazionare dietro le porte dei professori cosìtantoperfarmivedere come fanno in molti; quello che so fare lo dimostro sul campo e senza alzare la mano ogni 32 secondi per farmi vedere interessata e partecipe. Lavoro in modo discreto, come ho sempre fatto, perché credo ancora che sia “il fare” il modo giusto per arrivare e non “l’esserci” o “il dire” a tutti i costi. E invece no…
Alice si sveglia troppo tardi, mentre lei manda cv gli altri, quelli che stazionavano dietro le porte, vengono protetti e sostenuti scavalcandola in ogni situazione. Alice partecipa a selezioni e fa test per diventare sceneggiatrice di una nuova fiction che la riguarda da vicino e viene fatta fuori per poi scoprire che tra i pochi prescelti c’è quella lì dal cognome altisonante che di sceneggiatura non ne sapeva nulla. Alice si sveglia e si accorge che qualcuno è disposto ad assumerti ma è spaventato dal fatto che vieni da fuori e che quindi hai bisogno di un sostegno economico, come se in cuor suo sapesse già di non voler pagare per il suo tempo. Alice adesso sa che entri nel giro soltanto se sei del giro. Alice s’è svegliata e vorrebbe tornare a dormire per non pensare a quanto stupida sia stata!




Benvenuta nel club…
manda le tue cose al premio solinas.
per il resto.
bussare alle porte va bene, ma prova anche ad essere un’indipendente.
Bishop
http://www.versidiversi.it
Julka ma questo club prevede anche dei vantaggi?? Mi sa di no!
Caro Bishop il Solinas non mi risolve certo la vita ed essere indipendenti oggi cosa vuol dire?Tutti quelli che ho conosciuto e che si professavano indipendenti o hanno alle spalle una famiglia capace di assecondare le velleità del figlio o sono dentro a quel giro di “markette” difficile per me da penetrare.
Cmq queste situazioni non riguardano soltanto il mio settore. Sono sicura che in Italia ci siano milioni di Alice che fanno bene il loro lavoro, che non sono mai scesi a compromessi nè hanno mai bussato alle porte di nessuno e che non vengono mai ricompensati!
E uno di questi ce l’ho io dentro casa!
Infatti il vero problema, quello che a nessuno viene mai in mente, è che per poterti permettere di essere indipendente devi disporre già di tuo di un’indipendenza economica che ti garantisca la sopravvivenza.
All’inizio mi sarebbe piaciuto girare documentari. Ma il documentario non paga. Oppure paga poco e non si sa mai quando. E in termini di ricerca implica un tale dispendio di tempo che dover lavorare per mantenerti e contemporaneamente portare avanti una cosiddetta passione diventa un’impresa al di sopra persino della tua salute fisica. Perlomeno della mia.
Così ho pensato tra me e me ‘vediamo almeno di poter campare cercando di mantenerci con uno stipendio dato da una produzione televisiva… Non è il sogno della mia vita (ma chi sognerebbe mai di scrivere una soap che non sia Un posto al sole, o una puntata di Carabinieri, se non avesse il bisogno impellente di pagare le bollette?), ma almeno mi garantirò un po’ di tempo per poter fare anche quello che mi piace…’
No. non è possibile. Perché nemmeno chi ci prova e in un certo senso ci riesce, magari passando test su test, è mai sicuro di avere la strada spianata. In questo mestiere non vale l’esperienza che hai maturato. O meglio: non vale più del saperci fare con il tuo capo in termini di lecchinaggio, o di zerbinaggio. Viene premiato chi può essere comandato con la spesa minore. A parità di capacità, o anche a disparità di capacità, si preferisce sempre l’individuo più innocuo, quello che mette meno in discussione il superiore. E per mettere in discussione non si intende litigare su ogni minimo dettaglio. Si intende anche la semplice domanda ‘ma non sarebbe più efficace in questo modo?’
Ci sono certi pazzi in questo mestiere che sofforno a livello psichico non appena sentono un’obiezione al loro lavoro. Perché la loro sicurezza è data solo dal potere che esercitano, non dipende da effettive capacità dimostrabili sul campo.
Diciamo che è difficile ottenere riconoscimenti solo in virtù delle tue capacità, se non sei disposto a venire a patti con i tuoi principi. Quando hai capito che venire a patti con i tuoi principi però è impossibile, è meglio guardarsi intorno e cercare alternative come i concorsi, come i lavori fatti ‘in casa’, o al limite low-budget, con cui non campi di sicuro, ma che in termini di soddisfazione per chi sente il bisogno di realizzare le proprie sceneggiature non sono inutili. Anzi.
Il casino, semmai, è diventato trovare un posto fisso che garantisca un’entrata sicura mensile. Quello sì, che è un impedimento notevole…
Sì, Stanton. Siamo un club piuttosto sfigato. Non abbiamo favori da scambiare con nessuno perché non siamo di quelli che portano la coca e le ragazze alle feste. E non abbiamo nemmeno tanta voglia di ridere davanti alle battute piuttosto squallide di tutte le persone che potrebbero offrirci un lavoro. Non solo. Non siamo nemmeno disposti a dire sempre sì. Pensa che pretendiamo pure di essere pagati in maniera civile, e alla bell’età di trent0anni ci siamo rotti le scatole di accettare lavori gratuiti (ma come diavolo ci permettiamo?). A conti fatti siamo dei gran rompicoglioni… Pensi che sia sufficiente per prendere la tessera? Se la vuoi te la preparo.
Però non dimentichiamoci mai la differenza: a Palermo bisogna “farsi vedere” o essere del giro anche per lavorare da MacDonald’s……
Julka preparaaaaaaaaa!!!!
Panormino: certo che sì.Non a caso ho deciso di lasciare Palermo nè penso di tornarci, ma adesso che mi trovo a valutare la possibilità di dover lavorare cmq al McDonald’s un pò (troppo) sono demoralizzata!
Se penso pure che se non hai 24 anni non ti si fila nessuno (ed io li ho superati da tempo)…..voglia di vivere saltami addosso!
Ma come siamo finiti dentro questa spirale? Se mi giro intorno e guardo, vedo solamente gente disoccupata o che lavoro in modo assurdo.
Precari da stare male, da soffocare, da non potere vivere.
Per fortuna che adesso torna silvio e magari distribuisce quel milione di posti di lavoro.
Cara Simona già da qualche settimana desideravo scriverti su questo argomento, quel filo invisibile ah! Purtroppo julka ha toccato il tasto giusto, per far soldi servono soldi, per correre servono gambe … e se le gambe non le hai ereditate rischi di morir di fame prima che esse crescano e ti permettano di procurarti del cibo. Sentiti in buona compagnia, anch’io ho scoperto tardi questa amara verità, o meglio ho deciso di prenderne atto tardi ma non troppo. Un po’ della mia storia la sai, non te la racconto di nuovo. Per gli stessi tuoi motivi prima ho evitato di entrare nel settore musicale e quando ero già lavoravo nei media interattivi ho dovuto rinunciare di nuovo, troppo lavoro per troppo poco denaro con esigenze familiari crescenti. Bisogna adattarsi alla vita Simona, essa è una coperta troppo corta, o accetti il compromesso etico o quello personale. Io ho scelto il secondo e devo dirti che dopo l’impatto iniziale ho trovato una collocazione più consona alla mia indole. Dopo averla presa dove non batte il sole un paio di volte si sviluppa, o si dovrebbe sviluppare, la sensibilità necessaria per evitare il ripetersi di certe sfavorevoli circostanze … la vita è pur sempre una gara in cui vince chi arriva primo e stai pur certa che qualcuno che corre nella tua stessa direzione c’è sempre, anche se non lo vedi. La responsabilità di te stessa, della sopravvivenza di ciò che di bello e di buono c’è in te, di ciò che hai da offrire all’universo, è tua e perciò ti consiglio di correre più forte che puoi altrimenti il posto che ti compete sarà preso da qualcun’altro. Trovare un posto fisso … perché no? Dipende dal posto per cui ti metti in gioco! E’ un processo interiore, tu trovi il posto e il posto trova te, poi scopri che c’è un certo concorso
Certo se tu trovassi un lavoro … chessò … alla Disney, forse potrebbe essere un ripiego più accettabile del lavoro in una PA che però, in ceti casi (per esempio il mio) lascia abbastanza tempo libero e non coinvolge troppo, se vuoi puoi permetterti di non avere pensieri si lavoro fuori dal posto di lavoro. A me l’idea disgustava e invece … sai come è andata, anzi non lo sai perché qualche mese fa sono riuscito a farmi spostare altrove. Un famoso jazzista nostro concittadino diceva sempre di essere grato al suo impiego pubblico perché grazie ad esso era riuscito a suonare quel che voleva e con chi voleva. Non era un musicista di secondo piano ma non è diventato una stella mondiale … non tutti possiamo diventare delle stelle, pur avendone le capacità.
Caro zio Orto mi hai dato, come spesso accade, il colpo di grazia!:)
Ti assicuro che non mi butta giù il pensiero di non diventare una stella ma soltanto il non poter lottare ad armi pari. Mi sembra di essere dentro alle sabbie mobili; se non mi muovo sprofondo lentamente se invece lo faccio vado giù più velocemente…boh ma forse è soltanto un momento..sarà che è caduto il governo, sarà che mi fa male un dente…sarà che mi si è rotto l’ombrello!Boh!
Spero che sia stato indolore!
A me ha buttato giù il divenir cosciente di non poter diventare una stella … sarà stata una certa ambizione o la presunzione ma questa spinta mi ha comunque aiutato ad estendere il mio orizzonte, che come sai dalle nostre parti risulta alquanto ristretto. Il mio boss milanese mi spiego che quando uno è nella m***a fino al collo è meglio non agitarsi troppo perché si corre il rischio di trovarsi con la m***a fino al naso. Sagge parole e però prima o poi, quando capita un appiglio a portata di mano, bisogna muoversi rapidamente in apnea. Sarà quel che sarà, sicuramente ti riprenderai dal nero più nero del nero ma il grigio accompagna l’esistenza dei milanesi
e perciò non è facilissimo sorridere di questi tempi. Ribadisco … tu lo devi trovare ma lui ti deve trovare e perciò tu fatti trovare … Un po’ come in amore. Baciamo le mani
So chi ti ha detto di quella-con-il-cognome-importante…a me hanno detto così (un’altra persona che ha partecipato alle selezioni) ma non ho avuto conferme…la sostanza comunque non cambia. Siamo nell’Italia di Mastella, dove la raccomandazione è la prassi…Però tu non ti arrendere. Io credo che tra il diventare una stella e il lavorare da McDonald’s esista anche una terza via…o no?
Certo Danicl, la terza via ci sarà..solo che in questo momento non la trovo.Mi sono appena svegliata….
Sulla tizia dal cognome importante che dire? Io alla teoria delle raccomandazioni non ho mai creduto, stento a crederci anche adesso che mi trovo un pò dentro a certi meccanismi ed ho visto certe cose.Però ci sono troppe “casualità” che mi stanno facendo cambiare idea. E vorrei resistere alla tentazione proprio per non crearmi l’ alibi che spesso altri adottano: “Non ce la farò mai perchè sono tutti raccomandati”.Non può, non deve essere così!
ricorda cmq che le persone che ti stanno vicino ti vogliono bene e per loro sei una stella……indovina chi sono?
Infatti non è vero che non ce la fai perché gli altri sono tutti raccomandati. E’ solo diecimila volte più difficile se non sei raccomandata. Ma non è impossibile. una volta dentro, però, valuta bene a cosa devi rinunciare per arrivare. Il difficile arriva in quel momento.
Non si lotta mai ad armi pari. E’ una balla che ci hanno raccontato. Ma quello che non si deve mai perdere è la voglia di lottare. Con alti e bassi, ma senza mollare mai.
In bocca al lupo per tutto !
danicl: no, la sotsanza cambia! Mi autodenuncio, sono stato io a fare a Stanton la soffiata su quella dal cognome importante. Però, siccome voglio essere sicuro prima di parlare, soprattutto se devo parlare male di qualcuno, prima di fare la soffiata ho fatto il segugio e ho indagato: sì, quella dal cognome importante è stata scelta alle selezioni, ecco perchè la sostanza cambia: non sono solo pettegolezzi di gente invidiosa. Tanti altri, invece, con cognomi anonimi, no. Io, per esempio… vabbè, lasciamo stare che è meglio. Un giorno di questi metto il silenziatore al mio fegato e racconto la mia esperienza di porno scrittore di fiction…
Cara Alice,
mi chiamo Giulio. Ho 21 anni e nel settembre del 2006 mi sono
trasferito a Milano, da Palermo. Avevo vinto un bando per un corso di
600 ore come operatore e montatore video (con programmi e
attrezzature professionali) comprensivo di stage finale. Una roba che
a Palermo te la sogni insomma.
A Milano non conoscevo nessuno. Ho fatto due valigie, ho preso la
nave. Poi il treno e di sera ero a Milano. Solo.
Pensavo a quando riferendomi agli altri evidenziavo la tristezza
nell’andare da McDonald’s da solo, ed ecco che adesso toccava a me.
Considerando il fatto che il corso mi impegnava solo la mattina e
così ho deciso di cercare un impegno anche per le ore seguenti al
corso.
Ho mandato il CV a TUTTE le aziende di produzione televisiva di
Milano proponendomi per uno stage GRATIS. Nessuna risposta. Tramite
una conoscenza però sono riuscito ad infilarmi e iniziare uno stage
“a voce” in uno studio. Si produceva un programma scarsissimo che
davano su un canale di Sky. Comunque lavoravo dalle 15 circa fino
alle 20 circa. Tutto in nero, tutto gratis, niente rimborso spese.
Lavoro a volte seccante, altre meno. Comunque imparavo qualcosa di
più sul campo. Naturalmente non venivo considerato per quel che
sapevo fare, ma venivo snobbato la maggior parte delle volte e
rimproverato anche.
Dopo 2 mesi me ne vado perchè è uno sfruttamento in piena regola e
tra l’altro non vedo sbocchi professionali. Così decido di tentare la
strada del settore fotografico, la mia grande passione fin da quando
avevo 16 anni e che avevo deciso di abbandonare in quanto non molto
remunerativa.
Ti faccio presente che nel frattempo pagavo 400 euro d’affitto e che
sempre nello stesso momento spesso ero solo. Dopo 4-5 mesi avevo 1-2
amici conosciuti al corso e stop. Spesso al cinema ci andavo da solo
e la tristezza albergava in me non ti dico quanto…
Così cercai tutti gli indirizzi di fotografi a Milano per propormi
come assistente. Ricevetti varie risposte e cominciai a lavorare
gratis per una fotografa di moda. Nel giro di qualche mese avevo
collezionato con lei 2-3 lavori e qualche altro lavoro con altri
fotografi. Ovviamente avevo imparato tanto ed avevo già una idea di
tutto il settore. Dopo qualche mese di lavoro gratuito ho visto i
primi soldi. Ma non ero ancora contento. Volevo di più.
Così ho cominciato a mandare il mio CV alle agenzie fotografiche.
Alcune mi dicevano che avrebbero tenuto il CV nel database, altre
ancora mi dicevano di non averne bisogno. Una però mi rispose e mi
chiesero di fare un colloquio. Stage di 2 mesi e conseguente
contratto a progetto di 6 mesi come photo editor (part time). Questo
mi dava un pò di soldi e nel frattempo continuavo la mia attività da
assistente. Ogni tanto tramite l’agenzia riuscivo ad ottenere qualche
lavoro da fotografo, finalmente. Naturalmente di mio realizzavo
sempre fotografie in giro per cui stavo cominciando ad avere un buon
portfolio personale.
Perchè dopo un anno e qualche mese sono andato via da Milano?
Il corso finì e così anche le frequentazioni amichevoli. Non ero riuscito a farmi nessun amico intimo. Niente. Mi sentivo solo e i soldi non bastavano mai per arrivare a fine mese. Le possibilità c’erano ma Milano è dura, e se non sei ricco e piacione fai fatica. O almeno, io ho fatto fatica…
Adesso vivo a Roma, più simile alla nostra Palermo anche se sicuramente migliore. Ho attuato lo stesso procedimento di Milano mandando CV a tutti. Dopo 2 mesi, adesso, comincio a vedere i primi frutti del mio sudare sangue (l’esperienza a Milano).
Non demoderti Alice. Non farlo mai. Le possibilità ci sono a Milano, hai voglia! Milano è così diversa anche da Roma. Roma è la metà di Milano per quanto riguarda le possibilità. Credimi!
Se il tuo problema sono le persone che ti stanno attorno, cerca ambienti in cui tu possa farti valere individualmente, senza che nessuno ti conosca e possa giudicarti a priori.
Contattami per mail o Msn se ti va.
Buona fortuna
G.