Di mamma ce n’è una sola ma non è detto che basti… (riflessioni sulla famiglia tradizionale e la realtà)

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Ultima collezione Dolce e Gabbana

Probabilmente Dolce di Dolce&Gabbana parla di “figli sintetici” e di “famiglia tradizionale” perchè non ha figli di nessun tipo e perchè l’unica famiglia che ha conosciuto davvero è quella di Polizzi Generosa negli anni ’60. A Dolce di Dolce&Gabbana vorrei dire intanto che la “famiglia sicula” negli ultimi 40 anni si è abbastanza evoluta, che la sua idea legata alle radici forse andrebbe aggiornata. In Sicilia la gente divorzia, si risposa; le famiglie si allargano, si stringono, si modificano nella loro composizione esattamente come nel resto d’Italia e del mondo. Le loro donne in passerella hanno sempre portato il lutto, legate ad un immaginario così lontano dalla realtà che credo possa andar bene soltanto ad un’utenza straniera in cerca di “pizza&mandolino”. Questo per dire che non mi stupisce affatto la posizione dello stilista rispetto alle questioni legate alla famiglia, credo lo faccia perchè ci crede e anche un po’ per marketing. Siamo qui da giorni a parlare di loro proprio mentre le immagini della loro ultima collezione ci mostrano che la loro ispirazione arriva dalla “mamma”.

Forse è vero che di “mamma” ce n’è una sola ma di sicuro non è soltanto di un tipo; adesso che ho un figlio anch’io ne sono ancora più convinta: l’idea della famiglia tradizionale, composta da un padre e da una madre, ha davvero poco senso e credo non l’abbia mai avuto. I bambini, è vero, nascono da due persone ma crescono all’interno di una rete talmente estesa che sarebbe riduttivo considerare come figure di riferimento soltanto i genitori biologici. E’ ovvio che il legame più forte lo stabiliscano con chi quotidianamente, costantemente, si prende cura di loro ma è anche vero che nello sviluppo della loro personalità contano moltissimo anche i nonni, gli zii, gli amici. I bambini non vivono in una bolla e il compito dei genitori sarebbe quello di accompagnarli mettendoli in contatto con ogni tipo di realtà, sperando che prendano un pezzettino di buono da ogni persona che incontrano. Per questo essere genitori non dovrebbe essere una questione di genere; due uomini, così come due donne, possono dare esattamente lo stesso tipo di supporto sentimentale e logistico che ci si aspetterebbe da una coppia formata da persone di sesso diverso.
Perchè quello che conta è, appunto, la persona che sei e nient’altro.

Le Famiglie Arcobaleno
Le Famiglie Arcobaleno

Penso anche che un omosessuale che abbia il desiderio di avere un figlio dovrebbe essere messo nelle condizioni di averlo. Non si può costringere la scienza ad essere selettiva nella sua applicazione. Una coppia sterile non è molto diversa da una coppia formata da persone dello stesso sesso; siamo di fronte a persone fisicamente incompatibili con la riproduzione, fisicamente soltanto però. I nove mesi di gestazione sono l’inizio di un percorso lungo e difficile, sono nove mesi che fisicamente ed emotivamente la donna vive in un modo che l’uomo può soltanto immaginare ma questo non lo renderà di certo meno “padre” una volta che il piccolo sarà venuto alla luce, perchè è soltanto da quel momento che si diventa davvero genitori. Questo vale per tutti, per chi ha una gravidanza regolare, per chi adotta un bambino, per chi ricorre alla scienza per avere un figlio.
I bambini hanno bisogno di cura, attenzioni e amore, tutte cose che non hanno sesso.

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Alla scoperta di Crevity, il network dei creativi

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Siete dei creativi a caccia di progetti originali? I video virali sono la vostra passione? Crevity è la community giusta per voi, il luogo in cui la creatività trova finalmente lo spazio che merita! Come funziona Crevity? Per entrare a far parte di questo network esclusivo di professionisti basterà sottoporre al Team Creativo di Crevity il vostro portfolio, se questo corrisponderà agli standard qualitativi richiesti entrerete a far parte dei creativi che potranno partecipare ai brief lanciati dalle grandi aziende che hanno deciso di affidare le loro campagne video advertising alla piattaforma ideata da Mosaicoon. Avrete quindi la possibilità di mettervi in gioco e di guadagnare grazie alle vostre idee e al loro potenziale virale. Crevity è sicuramente un’importante vetrina per chiunque voglia misurarsi nel settore della creatività online, un settore in cui non sempre le idee che circolano sono le migliori. Entrare nel circuito di Crevity significa entrare in contatto con i migliori creativi del settore e lavorare a progetti che faranno il giro del mondo. Chi non vorrebbe essere sulla bocca, o sui tablet, di tutti! ;)

Crevity offre molto di più, ad esempio il rischio di rimanere inchiodati per ore davanti al monitor catturati dalle centinaia di video che si trovano nella sezione Inspiration del sito. Utile per restare al passo con le ultime idee in fatto di video virali, sia che siate dei professionisti o semplicemente dei curiosi; qui troverete ogni giorno nuovi video advertising e unbranded. Navigate attraverso le categorie, ci sono davvero tutte da Film & Music a Food & Drink oppure scegliete tra i Tag per vedere le ultime Social Campaign o gli ultimi video in Stop Motion. Tra i miei preferiti in assoluto uno di ispirazione cinematografica “50 shades of Buscemi”, spettacolare parodia del trailer di “50 sfumature di grigio” il film scandalo del momento. Il vostro preferito qual è? Scovatelo e tornate a linkarlo qui sotto tra i commenti, chissà che non si riesca a creare una classifica dei video più amati.
Sul blog di Crevity, inoltre, troverete news, tips e moltissime info su tutto ciò che gravita intorno al mondo del video advertising; un vero e proprio punto di riferimento per arricchire la propria professionalità.
Ecco, adesso che sapete cos’è Crevity non ditemi che non ve l’avevo detto!

Buzzoole

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Rosso Alfa, un affare di famiglia!

Palermo 1974

Questa è una storia lunga più di 40 anni, una storia che ha attraversato tutte le strade di una calda e brulla Sicilia e che ha per protagonista un uomo e le sue automobili, le sue Alfa. Quando, negli anni ’60, questo giovane palermitano rinunciò ad un comodo e sedentario lavoro d’ufficio per mettersi in auto e raggiungere con la sua merce gli angoli più remoti dell’isola non aveva idea dell’impresa che si apprestava a compiere. Le auto di allora non erano comode e affidabili come lo sono adesso e i primi anni di attività del giovane commerciate, quindi, furono caratterizzati da un frenetico susseguirsi di auto in panne e giorni di lavoro persi in attesa di pezzi di ricambio che, nell’Italia di allora, impiegavano mesi ad arrivare. Fino a quando non arrivò Giulia, una rossa vincente, capace di sopportare ore e ore di marcia ma perfetta anche in città. Da quel momento le Alfa Romeo diventarono le auto di famiglia, dopo la Giulia arrivarono anche un paio di Alfa 75 e una Alfa 33. Sull’Alfa 75 la sottoscritta imparò a guidare, perchè l’ardito viaggiatore era mio padre e la famiglia di alfisti è la mia!
L’ultima arrivata è la Nuova Giulietta anche lei rossa, anche lei capace di destreggiarsi in ogni situazione.

alfaromeo

Per chi volesse saperne di più sulla gamma Alfa del passato e del presente questo è il momento giusto perchè Febbraio è il mese Rosso Alfa; l’iniziativa, che nel weekend di San Valentino ha portato in tutte le concessionarie vetture d’epoca e allestimenti dedicati, continua su Twitter con Dress Naturally Alfa , condividi il tuo rosso vestendo il tuo account e i tuoi tweet con il colore più Alfa che ci sia!
E in più, per tutti quelli che volessero entrare nel mondo Alfa Romeo per tutto il mese sarà possibile acquistare nuova MiTo e nuova Giulietta con finanziamento a 5 anni con anticipo 0 e Tan 0.

(Tratto da una storia vera per Buzzoole.com)
Buzzoole

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La Sicilia è bellissima…(storie di neonati, ambulanze e assessori)

 

ospedale
Questa storia di Nicole che muore su un’ambulanza che vaga per le buie e dissestate strade statali siciliane continua a frullarmi nella testa. La prospettiva da cui guardare la cosa mi sembra infinita.

C’è lei, una bimba che ha fluttuato per nove mesi, che al momento del parto ha fatto tutto quello che doveva fare: si è messa in posizione, ha sopportato pazientemente la pressione dovuta alle contrazioni, ha visto la luce e probabilmente ha girato la testolina per agevolare l’uscita. Ha fatto tutto quello che l’istinto le ha dettato per guadagnarsi la sua vita extrauterina.

C’è la mamma, che per mesi ha sentito fluttuare la bimba, che ogni mattina avrà preso i suoi integratori e avrà fatto una colazione sana per garantire alla sua bimba di arrivare al traguardo in condizioni perfette. Come ogni madre sarà stata scaramantica, avrà cercato di immaginare come sarebbe stata sua figlia ma senza pensarci troppo per paura che qualcosa potesse andare storto. Immagino, credo lo facciano tutte le mamme, che la sua prima domanda subito dopo il parto sia stata “Sta bene?”.
Però non riesco a immaginare cosa sia stato il dopo, la bimba che non piange, i medici nel panico, lo sguardo impotente del compagno mentre lei resta bloccata su un lettino incapace di fare alcunché.
Penso a quello che sta vivendo adesso, il dolore fisico che non ha neanche la consolazione abituale: “Dimenticherai tutto appena avrai tuo figlio tra le braccia”, che poi non è neanche vero che dimentichi ma almeno sai di soffrire per un buon motivo. Il dolore fisico è il prezzo inevitabile da pagare ma non dovrebbe esserci altro che quello.

C’è il papà che avrà aspettato 40 settimane per sentire concretamente tra le mani cosa significhi prendersi cura di un neonato e che invece si è ritrovato davanti a porte chiuse che, nei fatti, gli hanno impedito di svolgere il proprio ruolo.

Ci sono i medici della clinica, che magari hanno capito subito che la situazione era grave ma che non hanno saputo far nulla o che forse hanno fatto la cosa sbagliata.
Ci sono i medici dei tre ospedali che hanno respinto la bimba in crisi respiratoria, forse non hanno capito la gravità della situazione, forse erano in turno da 15 ore e, come capita spesso, hanno respinto in automatico una nuova emergenza che li avrebbe caricati di ulteriore stress e fatica certi che ci sarebbe stato qualcun altro a fare quello sarebbe stato giusto fare.

Ci sono le istituzioni che oggi sembrano cadere dalle nuvole; assessori, ministri, presidenti della repubblica increduli e sbigottiti, sgomenti e assetati di giustizia quando in realtà sono assenti e assolutamente impreparati a gestire ciò che accade tutti i giorni negli ospedali siciliani.

Penso a noi che siamo poveri, disoccupati e ignoranti. Penso che siamo felici di vivere dove c’è il sole ma che speriamo sempre di non ammalarci mai, non tanto perché la malattia faccia paura ma perché medici e ospedali qui sull’isola sono ancora più spaventosi della malattia.
Come diciamo tra noi: “La Sicilia è bellissima, fino a quando non hai bisogno di nulla, fino a quando stai bene” che, in pratica, vuol dire che la Sicilia è bellissima solo se non vivi.

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Chiefteli, il documentario sui Fratelli Mancuso

La storia dei Fratelli Mancuso è una storia epica ed è per questo che Dario Guarneri, regista del Centro Sperimentale di Cinematografia, ha deciso di dedicare loro la sua opera prima. Nati a Sutera, piccolo paese dell’entroterra siculo soggetto ad un impietoso decremento demografico, Enzo e Lorenzo Mancuso seguono la scia dei compaesani e volano verso l’Inghilterra a caccia di una possibilità.
Negli anni ’70 si stabiliscono a Londra, lavorano in fabbrica ma non perdono di vista il loro vero motore: la musica.
Metalmeccanici di giorno, polistrumentisti la notte, rielaborano da autodidatti i suoni che, da sempre, fanno parte della loro vita. E’ uno scavare continuo tra i ricordi e i personaggi che avevano popolato l’infanzia vissuta a Sutera; quelli che riemergono sono suoni antichi che i Fratelli Mancuso stravolgono e trasformano fino a creare una voce originale.
All’inizio degli anni ’80 i Mancuso prendono la decisione che cambierà in modo radicale la loro vita; consapevoli che Londra non sarà mai quello che cercano davvero decidono di tornare in Italia e di seguire la loro vocazione. Si stabiliscono in Umbria e si dedicano totalmente al progetto musicale che, paradossalmente, spiccherà il volo grazie alle numerose esibizioni tenute all’estero.

Lo “Chiefteli” è uno strumento di origini albanesi la cui caratteristica è quella di avere soltanto due corde e, non a caso, Chiefteli è il titolo che Dario Guarneri ha dato al documentario che domenica 13 Ottobre è stato proiettato al Teatro Atlante di Palermo. Quello che emerge dalla narrazione e dalle immagini, infatti, è che Enzo e Lorenzo siano un solo strumento, che vivano in modo totalizzante il loro rapporto privato ma anche, soprattutto, quello musicale. Le loro voci costruiscono armonie uniche, si integrano perfettamente. I loro corpi sono casse di risonanza che raccontano storie con umori indossolubilmente intrecciati.
Così come indissolubile è il legame con la loro terra di origine.
Guarneri li riprende nella loro vecchia abitazione, li segue per le strade vuote e in rovina di Sutera, li osserva mentre con lo sguardo abbracciano quel panorama immobile che li segue dappertutto nel mondo.
Sullo schermo ci sono loro e la musica che sembra riecheggiare attraverso il vuoto infinito di un entroterra siculo che il regista ha scelto di rappresentare, in modo del tutto originale, non con i colori incandescenti di un sole impietoso ma con quelli tenui del tramonto e del blu filtrato dalle nubi.

Nel 2013 i Fratelli Mancuso hanno vinto il premio Soundtrack Stars per la migliore colonna sonora realizzata per il film “Via Castellana Bandiera” di Emma Dante in concorso al Festival di Venezia.

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