Confesso di sentirmi come sopra una barca che ondeggia su acque agitate. In questi mesi ho pensato che fosse meglio trasferirsi lontano dall’Italia, che fosse giusto cercare qualcosa di meglio. Poi mi rendo conto che in effetti non ho più le forze per affrontare un nuovo inizio. Non ho l’età, non ho le esperienze giuste, non ho quel po’ di soldi necessari a ripartire da un’altra parte. Forse, soprattutto, non ho l’autostima necessaria. Allora resto inerme a guardare ciò che succede intorno a me sperando di avere, prima o poi, la giusta illuminazione. So che mi servono pochissime cose per vivere bene, per fortuna nessuna di queste è materiale altrimenti sarei fritta. Mi basta ‘pensare’, riflettere, studiare e cercare di capire. Questo rende davvero piena la mia giornata. Il resto è sopravvivenza. Vorrei essere capace di prendere meno sul serio certe brutture ma alla fine non riesco mai. Ho smesso di voler fortemente avere il controllo su ogni cosa. E’ impossibile, avvilente e controproducente. Non c’è proprio nulla che io possa davvero controllare, spesso devo farlo presente a me stessa perchè la tentazione di intervenire resta forte.
Essere ‘emigrante’ è uno stato mentale proprio come essere precari.


Forse se Grillo avesse scritto questo ‘non-post’, e non questo, le cose sarebbero andate diversamente:

“La scelta tra Schifani e Grasso era una scelta facilissima da fare. I nostri ‘cittadini’ avrebbero dovuto scegliere tra una personalità di indubbio valore ed una non priva di ombre.
Quello che mi preme sottolineare è che la presenza dei nostri nella stanza dei bottoni ha finalmente mosso qualcosa. Senza di noi probabilmente il PD avrebbe presentato i soliti noti ed il PDL non avrebbe potuto fare a meno, come in effetti ha fatto ma semplicemente per mancanza di risorse, di riproporre i soliti irricevibili.
Quella al Senato è la prima vera vittoria del Movimento 5 Stelle, ringraziamo i nostri senatori per aver scelto di votare e non di lavarsene le mani come hanno fatto i Montiani. Scegliere l’idea migliore per il bene del Paese è la nostra missione e senza pretendere poltrone in cambio.
Il Professore forse deve prendere qualche lezione da noi, non si fanno i capricci e se non si ottiene nulla si cerca di rompere il giocattolo. Si lavora per l’Italia e basta.
Lo diciamo da sempre, noi vogliamo premiare le idee e Grasso è la buona idea che ci fa sperare in un Senato guidato in modo equo.
Ci scusiamo se in questa prima occasione importante non siamo riusciti ad interpellare l’elettorato come sarebbe stato giusto fare. Stiamo lavorando alla piattaforma e speriamo di andare online il prima possibile.
Ci conforta leggere che la Rete avrebbe comunque scelto di votare Grasso, vuol dire che il Movimento sa ascoltare e percepisce le esigenze di chi sta rappresentando.
Oggi niente Vaffanculo perchè abbiamo iniziato a cambiare la Storia di questo Paese.”


Questo inizio di legislatura me lo immaginavo un po’ diverso. Ci hanno raccontato che era cambiato tutto, qualcuno ha scritto “la Storia ha inizio”, a me pare che la Storia continui e sempre sullo stesso binario. Il primo giorno è scivolato via così. Di fatto, tra schede bianche e voti dati al proprio candidato, nessuno ha votato per nessuno. Allora mi chiedo,retoricamente,basteranno facce nuove a cambiare le cose? E’ presto per giudicare ma le immagini che arrivano da Roma lasciano l’amaro in bocca. Un apriscatole sui banchi che ricorda la mortadella e lo spumante di qualche anno fa, cravatte con slogan troppo simili ai foulard verdi del passato, buffetti e pacche sulla spalla tra gente che fino a ieri ha combattuto ai limiti della correttezza umana e verbale.
E poi, cellulari sempre all’orecchio, giornali da sfogliare e macchine fotografiche per immortalare la novità.
Capisco l’emozione, capisco il momento, ma queste immagini non sono esattamente il segno di una svolta.
Vederli così festosi e sorridenti come se non fossero lì a risollevare tutti da una situazione drammatica mi fa rabbia. Gli unici imbronciati, ma soltanto con i giornalisti, sono i grillini. L’espressione di terrore che assumono i loro occhi appena sotta al naso gli si palesa un microfono mi riempie di tenerezza. Sono lì per dire la loro e invece non possono, non hanno nulla da dichiarare però twittano continuamente: oggi hanno guadagnato più o meno 500 euro perchè ci dicessero quanto costa un caffè alla Camera.

Un paio di deprimenti gallery se volete sentirvi carichi e spumeggianti come me: Il Post e La Repubblica


New Orleans – 20 Gennaio 2012

Ore 00.53 Hotel Monteleone, carta da parati a strisce e king size. Qui al quindicesimo piano arriva chiaro e forte il suono di una tromba suonata da qualcuno giù su Royal Street. La famosa cucina di New Orleans è un mix non di culture ma di ingredienti. Riso, gamberi, fagioli, tasso e ostriche tutto immerso in una brodaglia verde palude piena di spezie. Oltre a questa zuppa a sorpresa Coop’s serve anche l’acqua col ghiaccio, il ghiaccio lo prende da un contenitore di metallo nascosto sotto il lurido bancone. La cameriera affonda il bicchiere di plastica , lo tira fuori pieno di cubetti e con un gomito apre il rubinetto dell’acqua corrente. Tu mangi e bevi senza farti troppe domande, altrimenti che gusto c’e?Unico momento di sollievo la salata colazione dolce in camera. Oranjuice, vero, e croissant caldi da imburrare e imbottire. Pranzo quasi normale con hamburger da mezzo chilo,patatine e fritturina di calamari del Mississippi o giù di li. Dieci giorni di American Food iniziano a pesare….A due passi da qui trovi anche i pinguini, chiusi in gabbie di vetro opaco nuotano, si tuffano e guardano il tetto della loro prigione alla ricerca forse di un cielo azzurro che non vedranno mai.Poco più avanti un alligatore sonnecchia annoiato su una lastra di pietra che lo contiene appena in tutta la sua lunghezza. L’aquilotto per fortuna ha un appartamento vista fiume….


Io a votare non ci sono andata. Lo dico con orgoglio, nonostante le maggiori critiche oggi siano proprio verso il ‘partito degli astenuti’. Piccola premessa, ho sempre votato e l’ho fatto sempre con convinzione. Credo di aver perso qualche occasione per questioni logistiche indipendenti dalla mia volontà e quando è successo ho sofferto, perché ho sempre ‘ retoricamente’ considerato il voto come espressione fondamentale della democrazia. Ho sempre creduto che la mia crocetta facesse la differenza, anche tra milioni di altri voti. La mia voce era lì e si era fatta sentire.  Prima di questa tornata studiavo i programmi, cercano notizie sui candidati, facevo confronti e paragoni. Volevo che il mio fosse un voto consapevole. Doveva essere così, altrimenti che valore avrebbe avuto?
A questo giro invece mi è mancata la spinta. Avrei votato per Fava, nella mia testa era già tutto deciso. Claudio Fava, chi altri?
Lo seguo da anni, non soltanto come politico, e penso che non abbia mai ricevuto l’attenzione che merita che non sia mai stato abbastanza valorizzato. Questa è l’occasione che aspettavo. Poi, a pochissimi giorni dal voto, salta tutto. Fava, o chi per lui, non ha cambiato le residenza nei termini previsti dalla legge. Cosa?? L’aspirante presidente alla regione mette a repentaglio tutto per una cosa che richiede 15 minuti? Nessuno di quelli che lavora con lui ha verificato una scadenza così importante? Non è tollerabile. Non per me! Non è tollerabile e non è giustificabile e mi fa chiedere ‘ ma a chi stavo per dare il mio voto?’.
Non mi sono piaciute neanche le reazioni successive alla notizia: complotti, cavilli, interpretazioni sbagliate della legge, trappolone. Ma de che?? La verità è che anche partiti come SEL partecipano a queste competizioni elettorali perché devono, non ci mettono alcuna attenzione. Parte il carrozzone della campagna elettorale e allora via, si va. Tanto che in meno di 24 ore Fava è stato sostituito dalla Marano come se nulla fosse al grido di ‘Conta il progetto, non la persona’.
Se davvero fosse così perché non hanno candidato la Marano da subito? L’hanno pescata dal mucchio e ne hanno epicamente raccontato le gesta nella speranza che nel giro di venti giorni diventasse la paladina della sinistra al voto. Io non ci sto! Mi sono stancata di votare per ‘ tradizione’. Il mio voto ve lo dovete conquistare con i fatti, con le certezze e non con quattro slogan appiccicati dagli esperti della comunicazione. Talmente tanto esperti che da destra a sinistra gli appelli al voto dell’ultima ora erano tutti uguali ‘Andate a votare, non fate che siano gli altri a decidere per voi, facciamo la rivoluzione’. Tutti, da destra a sinistra, hanno invocato la rivoluzione. Poi leggi i nomi dei candidati e vedi che i più rivoluzionari sono quelli che sono in Regione da 15 anni. Come posso accettare una cosa del genere e andare a votare? Questa è la Pop Art della politica! Il mio diritto è stato svuotato di qualunque tipo di significato; è stato svuotato dall’occupazione quasi militare dei partiti, dai giochetti di strategia, dalle spartizioni del bottino già preventivate e travestite da teorie di altissima filosofia politica. Dopo queste dimostrazioni di manifesta incapacità io il mio voto non lo regalo a nessuno. E capisco anche quelli che alla fine hanno deciso di votare il Movimento 5 Stelle.
Saranno pure populisti e senza esperienza ma se non altro non sono ancora dei mestieranti che della politica hanno fatto il loro giochino personale!
E adesso chiamatemi qualunquista!


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Simona Tudisco

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